Lucio Garofalo
Una scuola da rottamare?
[Il sistema di (d)istruzione della coppia Tremonti/Gelmini]



La scuola (pubblica) è sempre più sconquassata e smantellata, deprivata e derubata di tutto, dei valori più preziosi: risorse umane, morali, intellettuali e finanziarie. I fondi economici ci sono, ma vengono sottratti alle scuole statali e dirottati altrove, per sovvenzionare le scuole private.
La scuola è ridotta ad un luogo inerte ed esanime, un ambiente di non-vita e non-cultura, un mondo alienato/alienante in cui il piacere della lettura e dello studio, la passione per l’arte e la creatività, l’amore per il sapere e il libero pensiero, per l’autonomia di giudizio, per l’educazione (non quella formale e bigotta), per la convivenza e la partecipazione democratica, sono bisogni/diritti violati e calpestati.
La scuola, sostiene qualcuno, sarebbe il covo dei “fannulloni”, dei “nullafacenti” e “pelandroni”, degli “assenteisti” e dei “disertori”…
La scuola è ormai un’istituzione abbandonata a se stessa, rinnegata, in cui si recita una commedia corale (dis)umana, una sorta di teatro permanente in cui si svolge un lungo tirocinio collettivo che prepara le giovani generazioni alla futura commedia sociale della vita (adulta?) piccolo-borghese, di cui scriveva il grande filosofo esistenzialista francese Jean Paul Sartre.
Ma senza la scuola (pubblica) il destino dei giovani potrebbe essere persino peggiore, ben più triste ed inquietante.
Si pensi al sistema (a)sociale statunitense, laddove decenni di neoliberismo selvaggio, di matrice reaganiana, hanno annientato a scardinato ogni più elementare diritto, a partire proprio dal diritto all’istruzione.
Quella nordamericana è una società in cui le classi sociali elitarie usufruiscono (a pagamento) di un sistema d’istruzione d’eccellenza, di un sistema sanitario d’eccellenza, e via discorrendo, mentre le masse popolari (diseredate) sono costrette a mandare i propri figli nelle scuole (pubbliche) misere e rottamate, a curarsi (anzi, ad ammalarsi e persino a morire) negli ospedali (pubblici) depauperati e devastati (invito a vedere il film-documentario Sicko di Michael Moore sull’assistenza sanitaria negli Usa).
E’ questo il modello (miserabile e classista) a cui si ispirano e a cui mirano gli attuali governanti italici? E’ questo che la coppia Tremonti/Gelmini intende fare del sistema di istruzione (già devastato) del nostro paese?
Una scuola-parcheggio per “bulli” e piccoli “gangster”, dove il binomio competenze/conoscenze viene cancellato e sostituito dalla voce abilità.
Una scuola dove i docenti sono, nella migliore delle ipotesi, allenatori-preparatori degli studenti per aiutarli a superare i quiz e i test a risposta multipla che vengono sottoposti alle valutazioni internazionali.
Una scuola sempre più omologante e somigliante ad una sorta di supermercato dell’offerta (non)formativa e sempre meno comunità educante e comunità democratica.
Una scuola-negazione-della-cultura-e-della-formazione che, in pratica, produce solo saperi-merci “usa e getta”.


Lucio Garofalo (*)

(*) Lucio Garofalo è un umile insegnante (proletarizzato dall'euro, sigh sigh) di Lioni, un Comune della provincia di Avellino, una piccola area meridionale del nuovo "Impero globale made in U.S.A.".
Per diletto scrive e collabora con diversi siti web e con qualche testata giornalistica locale (ma forse sarebbe più corretto definirla "g-locale").
Inoltre, si occupa di varie attività, soprattutto di natura intellettuale, artistica e creativa: ad esempio è un appassionato di musica, di cinema, di fumetto, di satira politico-sociale. Talvolta, egli stesso si diverte a realizzare vignette e caricature politiche, che non sono mai state pubblicate, bensì divulgate solo nella ristretta cerchia delle amicizie più intime.
Naturalmente, tra i suoi molteplici interessi, che coltiva con cura e con perfezione quasi morbose e maniacali, occorre annoverare anche la passione per la filosofia, benché questa non si sia mai concretizzata in un corso di studi accademici e universitari.
Ma per questi impegni e questi traguardi non è mai troppo tardi... C'è ancora temp.
Una cosa è certa: il tempo libero dal tempo di lavoro, vale molto, ma molto più del denaro!


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