Ilaria Gaudiello
La dialettica nei "Topici" di Aristotele *
[Contenuti e discussione]



INDICE

I. Oggetto: la dialettica nei Topici di Aristotele
II. Topici: i contenuti
III. Discussione dei contenuti

- 3.1 Metodo, sillogismo, induzione
- 3.2 Gli strumenti della dialettica
- 3.3 Il topos e la sua struttura
- 3.4 La definizione
- 3.5 Intuizione, induzione, principi primi
- 3.6 Funzione costruttiva della dialettica
Bibliografia



I. Oggetto: la dialettica nei Topici di Aristotele

La dialettica aristotelica costituisce, insieme alla scienza apodittica trattata nei libri degli Analitici Posteriori, l'altra grande forma di razionalità teorizzata nelle opere di logica, ed in particolare nei Topici e negli Elenchi Sofistici. Oggetto d'analisi sarà qui non la trattazione della intera dialettica, ma l'insieme degli otto libri che compongono i Topici (1).
Una prima sottolineatura, utile a introdurre la comprensione degli otto libri in questione, riguarda la loro collocazione. In primo luogo, la collocazione rispetto alle altre trattazioni aristoteliche: come già accennato, i Topici sono situati nell'opera dedicata alla logica, l'Organon. Più precisamente, la dialettica è, con la apodittica, compresa nella sillogistica, ovvero nell'arte di argomentare. La convivenza di dialettica e apodittica nella sillogistica ha, nella storia degli studi aristotelici, dettato le alterne sorti della dialettica: dapprima svalutata come logica del probabile rispetto ad una logica della certezza, la dialettica viene poi rivalutata in merito ai suoi diversi scopi. Si avrà modo di discutere di questi scopi e approfondire la questione. In secondo luogo, la collocazione cronologica: gli studiosi (2) sono oggi generalmente concordi nel ritenere che i libri centrali dei Topici (II-VII) appartengano ad un periodo in cui Aristotele non aveva ancora elaborato la teoria del sillogismo. Ciò non dovrebbe però indurre a declassare le argomentazioni dialettiche dei Topici come ragionamenti di scarso rigore: poiché il lavoro di revisione e completamento dei Topici segue la stesura della teoria sillogistica, ciò dovrebbe indicare che gli studi dialettici non ebbero per Aristotele minor dignità all'interno della trattazione logica dopo la messa a punto delle leggi della dimostrazione, e che i Topici stessi guadagnarono quel rigore che poteva inizialmente mancare loro.



II. Topici: i contenuti.

Presentiamo sinteticamente il contenuto dei Topici, per poter disporre di un quadro di riferimento delle questioni trattate.
Il libro I, come si accennava, è probabilmente il risultato di una aggiunta al nucleo costituito dai libri II-VII, e contribuisce a definire lo statuto della dialettica.
Aristotele indica l'oggetto della dialettica, che consiste nel mettere a punto un metodo per costruire sillogismi che argomentino a partire da èndoxa, ovvero da ciò che è condiviso dalla maggior parte delle persone, o dai sapienti, o dalla maggior parte di essi. Del sillogismo viene data una definizione, e in seguito una classificazione: oltre al sillogismo dialettico, focus della discussione, vi è la dimostrazione (che procede da premesse vere), il sillogismo eristico (che procede da premesse le quali sono opinioni notevoli solo apparentemente), il paralogismo (che muove da premesse specifiche, ma non vere, di una data scienza) (3).
Successivamente (4) vengono circoscritti i quattro ambiti di applicabilità della dialettica: i) l'esercizio, o l'acquisizione della capacità argomentativa ii) le conversazioni, in cui diverse opinioni vengono a confronto iii)la filosofia, poiché è possibile giudicare la verità e la falsità considerando argomenti pro e contro una certa questione iv) le scienze, i cui principi primi non possono essere discussi mediante dimostrazione, ma possono essere comprovati esaminando gli èndoxa che concernono loro.

Il sillogismo dialettico prende origine da una proposizione, e verte intorno ad un problema. Proposizioni e problemi sono uguali in numero, differiscono solo per la forma: mentre la proposizione enuncia la questione presentando una sola alternativa, il problema lo fa enunciando sempre un'alternativa accompagnata dall'alternativa opposta (5).
La proposizione è dunque una domanda fondata su un'opinione notevole, o è una proposizione contraddittoria rispetto ad una proposizione fondata su un'opinione notevole; è inoltre proposizione dialettica anche qualsiasi proposizione basata su opinioni conformi alle arti (6). Il problema ha come oggetto una ricerca che verte o sulla preferenza e il rifiuto, o su una questione teorica (la quale a sua volta, interessa per se stessa, o per sciogliere una questione in merito alla quale non si ha un'opinione, o la maggioranza della persone ha un'opinione contraria rispetto a quella dei sapienti, o viceversa i sapienti hanno un'opinione discorde rispetto alla maggioranza). Sono problemi inoltre anche quelli rispetto ai quali si costituiscono sillogismi contrari, o sillogismi non concludenti (qui Aristotele annovera grandi questioni, come quella che chiede se il modo sia o meno eterno).
Ogni problema poi è una tesi, ma non vale l'inverso. La tesi è definita come un giudizio contrario all'opinione dei più, che può essere inerente ad un argomento filosofico. Aristotele specifica anche che non bisogna esaminare ogni tesi e ogni problema: è importante infatti escludere quelli che sono immediati e quelli che richiederebbero una dimostrazione eccessivamente lunga (7).
Gli elementi su cui vertono problemi e proposizioni, ovvero gli elementi che costituiscono il metodo, sono:
- la definizione, e cioè il discorso che esprime l'essenza. Tra definiens e definiendum deve esserci identità: se questo non accade, è possibile demolire la definizione; al contrario, per costruire una definizione non è sufficiente mostrare che ci sia la suddetta identità. La definizione implica dunque che il predicato sia convertibile con ciò di cui si predica.
- Il proprio, ovvero ciò che, pur non esprimendo l'essenza di un certo oggetto, appartiene unicamente ad esso (in senso assoluto o in senso relativo - vale a dire solo in certe circostanze o rispetto a qualcosa), e può esser predicato al posto dell'oggetto. Anche il proprio quindi implica che il predicato si converta con l'oggetto di cui si predica.
- Il genere, che è il predicato di più oggetti di specie differenti. In questo caso, il predicato non implica convertibilità con l'oggetto di cui si predica, o rientra nelle determinazioni essenziali dell'oggetto.
- L'accidente, che appartiene ad un oggetto senza esserne definizione, proprio, o genere; caratteristica dell'accidente è il poter appartenere o meno ad un oggetto. Esso inoltre, può costituire un proprio temporale o relativo. Come per il genere, anche per l'accidente non vale la convertibilità del predicato, e in più, esso non rientra nelle determinazioni essenziali dell'oggetto.
- La differenza non viene citata come quinto elemento perché inseparabile dal genere (8).

In sintesi, Aristotele delinea una dialettica che discute problemi mediante proposizioni . Un problema è una questione che pone un alternativa: tale questione costituisce la tesi di colui che interroga; la risposta a tale a tale questione diventa la premessa di un argomento. Il problema di per sé consiste in un soggetto e un predicato; definizione, proprio, genere, accidente, sono i tipi di relazioni che un soggetto può avere con il predicato (la definizione, in particolare, presuppone gli altri tre tipi).

Aristotele passa poi ad occuparsi dell'identità. L'identità può essere inerente al numero ( si possono avere ad esempio, molti nomi per una sola cosa); alla specie (si possono avere cose numericamente diverse ma appartenenti alla stessa specie); al genere (si possono avere cose diverse per specie, che appartengono ad un solo genere) (9).

I predicabili più ampi, che comprendono i quattro rapporti di predicazione presi in considerazione sopra, sono le dieci categorie: sostanza, quantità, qualità, relazione, dove, quando, giacere, avere, agire, patire. Ognuna di queste dieci categorie esprime che cosa è ciascuna delle determinazioni compresa in essa, ma può essere attribuita anche a determinazioni comprese in altre categorie: in quest'ultimo caso, non esprime che cosa è la determinazione, ma che un certo oggetto ha una certa qualità o quantità, ad esempio. Ciò che si predica solo di se stesso è la sostanza (10).

Annoverate le dieci categorie, Aristotele tratta delle specie di argomenti dialettici, l'induzione e il sillogismo. Nell'induzione, il ragionamento parte dai particolari per arrivare agli universali. Un concetto che Aristotele ribadirà più volte nei Topici, è che se l'induzione è più persuasiva, perché più legata alla percezione sensibile e quindi più comprensibile per la maggioranza, il sillogismo può essere invece utilizzato nelle discussioni con chi è già esperto dell'arte dialettica (11).

Gli strumenti con cui costruire tali sillogismi sono: l'assunzione delle proposizioni, il saper distinguere i diversi sensi in cui una cosa si dice, il saper riconoscere differenze e il saper parimenti indagare le somiglianze (12). L'assunzione delle proposizioni deve seguire delle regole di massima: bisogna occuparsi di opinioni sostenute da tutti, o dalla maggioranza, o dai sapienti, o di opinioni simili a quelle notevoli, o che contraddicano - cioè neghino il contrario - le opinioni notevoli. Aristotele precisa che le proposizioni devono essere tratte anche da argomenti scritti e da argomenti di celebri pensatori. A questo punto Aristotele offre una classificazione tripartita delle proposizioni: esse possono essere etiche, fisiche, logiche; non è semplice capire a quale classe una proposizione appartenga, ma è possibile arrivare a capirlo utilizzando l'induzione.
Qui Aristotele chiarisce una distinzione importante e offre un suggerimento metodologico: mentre trattare le proposizioni secondo verità è compito della filosofia, quando ci si occupa di opinioni si deve procedere dialetticamente. Il procedimento dialettico implica l'assunzione di proposizioni quanto più possibile in forma universale, da cui trarre una molteplicità di proposizioni, che saranno ulteriormente divise (13).
Per quanto riguarda il secondo strumento, viene fornito uno schema di regole utili a verificare se si è in presenza o meno di un caso di omonimia (14).

Il terzo strumento e il quarto strumento consistono poi nell'esaminare le differenze e le somiglianze tra oggetti all'interno di uno stesso genere o appartenenti a generi diversi (15).

Dagli oggetti Aristotele passa poi ai termini con cui li designiamo: comprendere i molteplici sensi di un termine è importante sia ai fini della chiarezza del ragionamento (dietro un nome potrebbero infatti celarsi più oggetti, o al contrario, potremmo discutere su di uno stesso oggetto attribuendogli nomi diversi), sia perché il ragionamento non riguardi puramente i nomi. Dunque, gettare luce sulla molteplicità dei sensi è utile nei sillogismo che vertono su alterità e differenze; è utile a capire cosa sia un oggetto; è utile infine per le induzioni: in quest'ultimo caso si stabilisce infatti che ciò che vale per molti vale in generale, e si tenta di arrivare alla definizione individuando il genere tramite l'esame di ciò che è identico tra gli oggetti (16).

Dal libro II Aristotele comincia la compilazione degli elenchi di luoghi concernenti ogni rapporto di predicazione.
I libri II e III discutono i luoghi riguardanti gli accidenti.
In particolare, il libro II discute le proposizioni universali; il libro III discute le stesse proposizioni nei primi cinque capitoli, e le proposizioni particolari nel sesto e ultimo capitolo.
Nel libro II compare inoltre una dichiarazione di validità generale: il luogo può andare nella direzione di un consolidamento della tesi, o in quella di una demolizione della tesi (17).
Nel libro III vengono segnalati e discussi i luoghi notevoli concernenti la preferibilità tra due cose.
Proseguendo, il libro IV contiene i luoghi per le proposizioni in cui i predicati sono il genere di un soggetto, mentre il libro V elenca i luoghi per le proposizioni in cui il predicato è una proprietà di un soggetto e per le proposizioni che affermano identità o diversità tra il soggetto e il predicato.

I libri VI e VII concernono poi le proposizioni che affermano una definizione, e presentano luoghi distruttivi (libro VI) e costruttivi (libro VII). All'inizio del libro VI Aristotele specifica che vi sono cinque casi in cui è possibile contestare una definizione: 1) la definizione non si predica di ciò di cui si predica il nome; 2) l'oggetto definito non è posto nel genere, e in particolare nel genere appropriato; 3) la definizione non è propria dell'oggetto definito; 4) la definizione non esprime l'essenza individuale dell'oggetto. Può accadere inoltre che la definizione non sia corretta, perché espressa in modo non chiaro, o perché più estesa del dovuto. L'elenco dei luoghi notevoli riguarderà quindi nei paragrafi 1-4 l'oscurità della definizione, la sua estensione, e le caratteristiche che le consentono di esprimere l'essenza dell'oggetto: la definizione deve infatti essere costruita a partire da ciò che è primo e più noto, altrimenti si avrebbero più definizioni per un un'unica essenza; coloro che non sono in grado di conoscere ciò che è più noto in senso assoluto, possono costruire la definizione a partire da ciò che è più noto per se stessi: in questo modo però, solo accidentalmente si giungerà alla essenza individuale dell'oggetto, e inoltre si avranno definizioni che variano da individuo a individuo. La definizione autentica si ottiene solo facendo riferimento a ciò che è più noto in senso assoluto (ovvero, specifica Aristotele, non noto a tutti, ma noto a chi ha una mente ben costituita).
La definizione ottenuta procedendo non da ciò che è primo o più anteriore, può esser costruita in diversi modi: definendo un opposto mediante il suo opposto ( Aristotele qui riporta anche che secondo l'opinione di alcuni, gli opposti sono oggetto della stessa scienza, e quindi non si può dire che uno sia più noto dell'altro); utilizzando nella definizione lo stesso oggetto definito; definendo ciò che deriva da una suddivisione mediante un'altra determinazione che deriva dalla stessa suddivisione.
L'elenco dei luoghi notevoli continua poi con i luoghi concernenti il rapporto tra la definizione e il genere, la definizione e la differenza, e ulteriori casi specifici (18).
Infine, comparando definizione, proprio, genere e accidente, si esamina la maggiore o minore difficoltà nell'argomentare su di essi, e la maggiore o minore difficoltà nel costruirli e distruggerli: per ciò che riguarda la definizione, il proprio, e il genere, risulta più facile confutarli che costruirli; questo è valido anche per ciò che riguarda l'accidente universale, ma non per quello particolare (poiché per costruire quest'ultimo, è sufficiente provare che appartenga a qualche oggetto).

Il libro VIII è, come il libro I, di probabile aggiunta posteriore. Aristotele offre qui una considerazione globale sulla mancanza di uno studio sulle regole della discussione - discussione che non ha scopi agonistici, ma esaminativi (19) - e definisce i compiti e le regole cui devono attenersi colui che pone le domande e colui che risponde: in generale, chi interroga deve provocare nell'avversario l'enunciazione di risposte da cui derivino per necessità conseguenze paradossali; chi risponde deve mostrare come la paradossalità non dipenda dalle sue risposte, ma dalla tesi dell'avversario (20).
Spetta inoltre a chi interroga individuare lo schema, formulare mentalmente e ordinare le domande, per poi porle all'interlocutore. Fino all' individuazione dello schema, il percorso è comune al filosofo al dialettico; il porre le domande e l'ordinarle, riguarda invece solo il dialettico.
Viene anche specificato, che oltre alle proposizioni che fungono da premesse del sillogismo, bisogna assumere altre proposizioni, di quattro tipi: un primo tipo ha lo scopo di ottenere la concessione della premessa universale da parte dell'avversario; un secondo tipo, ha lo scopo di ampliare il discorso, perché venga più agevolmente accettato; un terzo tipo, ha lo scopo di nascondere la conclusione del sillogismo; un quarto tipo, ha il compito di chiarificare il discorso. Per quanto riguarda le premesse da cui procede il sillogismo, queste non devono essere poste immediatamente (a meno che non siano assolutamente palesi), ma derivate da proposizioni di contenuto più universale, o ottenute tramite induzione (21).
Altre due nozioni rilevanti all'interno di questo libro, concernono la distinzione tra epicheirema ed aporema, e la petizione di principio. Per quanto concerne la prima nozione, viene detto che la dialettica si avvale sia di un sillogismo che può concludere o meno con la contraddizione della tesi avversaria (epicheirema), sia di un sillogismo dialettico che conclude con la contraddizione della tesi avversaria (aporema) (22). Il capitolo 13 si sofferma invece sui modi di determinare la petizione di principio e la petizione dei contrari, esaminate dal punto di vista dell'opinione.


* Questo saggio, pubblicato col consenso dell'autrice, è tratto dalla testi redatta nell'a.a. 2006-2007 per il Corso di Laurea Specialistica in Discipline Semiotiche.

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