Elogio degli amori ancillari
di
Guido Gozzano

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      I

      Allor che viene con novelle sue,
      ghermir mi piace l’agile fantesca
      che secretaria antica è fra noi due.

      M'accende il riso della bocca fresca,
5    l'attesa vana, il motto arguto, l'ora,
      e il profumo d'istoria boccaccesca...

      Ella m'irride, si dibatte, implora,
      invoca il nome della sua padrona:
      "Ah! Che vergogna! Povera Signora!

10   Ah! Povera Signora!..." E s'abbandona.


      II

      Gaie figure di decamerone
      le cameriste dan, senza tormento,
      più sana voluttà che le padrone.

      Non la scaltrezza del martirio lento,
15   non da morbosità polsi riarsi,
      e non il tedioso sentimento

      che fa le notti lunghe e i sonni scarsi,
      non dopo voluttà l'anima triste:
      ma un più sereno e maschio sollazzarsi.

20   Lodo l'amore delle cameriste!

      [Da I colloqui, 1911]




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