Ho sceso, dandoti il braccio...
di
Eugenio Montale

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montale


      Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
      e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
      Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
      Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
5    le coincidenze, le prenotazioni,
      le trappole, gli scorni di chi crede
      che la realtà sia quella che si vede.

      Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
      non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
10  Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
      le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
      erano le tue.

      [da Satura]



METRO: versi liberi.

La donna (la moglie), con la quale il poeta ha diviso infinite piccole e grandi vicissitudini della vita, non è più al fianco del suo uomo ad aiutarlo e confortarlo. Perciò il poeta confessa il suo sgomento di fronte al viaggio della propria vita, che continua ormai senza guida, e ammette l'importanza che questa donna ha avuto per lui.
La lirica è un muto dialogo, con cui il poeta tenta di colmare il vuoto che la morte della moglie (avvenuta nel 1963) ha aperto nella sua vita. Così, sul filo di un parlare piano e sommesso, si snodano momenti di vita, piccole confessioni, tenerezze, attraverso cui Montale riconferma il proprio giudizio su uomini e fatti.
Dal punto di vista stilistico-espressivo, la lirica si avvale di un linguaggio usuale e quotidiano, che è funzionale al tema domestico e privato, e contribuisce al tono dimesso e malinconico dell'insieme.

Analizziamo ora, in dettaglio, la lirica.
vv. 1-2 "Ho sceso... gradino": l'assenza della donna, resa definitiva dalla morte, ha privato il poeta di quella comunanza di consuetudini e di quel mutuo scambio di aiuto che ha caratterizzato la loro vita, gettandolo nello sconforto di una sensazione di vuoto. L'immagine dello "scendere le scale", oltre che nel suo senso proprio (in tal caso abbiamo un'iperbole), va intesa ovviamente come metafora di un fatale, progressivo avvicinarsi alla vecchiaia e alla morte (che del resto costituisce l'esito della vita: per cui la metafora assume un valore duplice). Adesso, senza la fedele compagna, ad ogni piccolo passo ("gradino") il poeta si sente sprofondare nel vuoto.
v. 3 "Anche... viaggio": la vita vissuta insieme è stata lunga solo apparentemente. L'immagine delle "scale", con cui il poeta alludeva nel v. 1 alla vita, viene sostituita dalla metafora fondamentale del "viaggio" (si ricordi il dantesco "cammin di nostra vita"). L'ossimoro costituito dai due aggettivi, "breve... lungo", evidenzia la sensazione di sconforto e rimpianto in cui versa il poeta.
vv. 4-7 "Il mio... si vede": In questi versi occorre porre grande attenzione al verbo "occorrono". Posto in posizione di risalto alla fine del verso e staccato dai suoi soggetti (è un enjambement), assume significati diversi: infatti, riferito a "coincidenze" e "prenotazioni" significa "mi servono, mi sono necessarie"; riferito invece a "trappole" e "scorni" (delusioni), ha il significato di "mi capitano".
vv. 8-9 "Ho sceso... di più": la ripresa, all'inizio della seconda parte, del v. 1, con leggera variazione strutturale, sottolinea l'amarezza del poeta. A legare le due parti della lirica contribuisce la ripresa dell'inizio (anafora).
v. 10 "Con te": la posizione prolettica (anticipata) del sintagma "Con te" conferisce alla donna il ruolo protagonistico che, nelle intenzioni del poeta, le compete.
vv. 11-12 "le sole... tue": centro lirico della seconda parte della poesia, gli occhi della donna (le "pupille" dice Montale, con una sineddoche; "offuscate", cioè indebolite dalla miopia) simboleggiano la capacità di penetrare il vero senso delle cose al di là delle apparenze. In tal modo il tema del "vedere", già presente nella prima parte al v. 7 ("si vede"), viene assunto dal piano sensibile al piano metaforico, grazie alla forza dell'amore.


l'amorel'amorel'amore
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