a un tratto, con fragor d'arduo dirupo
che frana, il tuono rimbombò di schianto:
nrimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,
5 e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,
e poi vanì. Soave allora un canto
s'udì di madre, e il moto di una culla.
Questa poesia è strettamente collegata a Il lampo, con cui presenta molti elementi in comune, a cominciare dalla struttura metrica e dallo schema delle rime, che sono identici.
Entrambe le liriche sono costruite su un accostamento di sensazioni: qui essenzialmente uditive; là prevalentemente visive. E in entrambe le liriche la rappresentazione di un fenomeno naturale e la descrizione del paesaggio trasmettono i sentimenti del poeta. Rispetto all'altro testo, però, qui la conclusione contiene una notazione consolatoria: il canto di una madre che culla il proprio figlio ci riporta dentro quella casa (illuminata per un attimo dal lampo ma subito scomparsa) che rappresenta il simbolo degli affetti più vitali e profondi del poeta.