a onor del vero


A onor del vero
di
Speranza Iovine


        Se vivendo io muoio
        Che ne sarà di me?
        Se vincere o morire
        Mi domanda il fluire del tempo
5      Dovrò partire e patire
        Per gli ampi sentieri dei ricordi
        Che a dar luce e buio ai giorni
        Vittoria avranno
        A onor del vero
10     Non accetterò sentenze
        Né sputi di alcuno che si dica santo.
        Portami sulle sponde
        Del Rio delle Amazzoni
        Ti stupirà la mia sete di sale
15     Arma la mia mano
        E ti stupirà la mia giustizia
        Clonerò gli infiniti pezzi
        E del morbido pelo
        Della pecora Dolly
20     Rivestirò il tutto
        Molti sono i giorni
        Che dovranno consumare
        I tuoi piedi
        Finché non li impigrirà
25     La saggezza.
        Di certo però
        Non sarò io la tua Mecca
        T’auguro il rifiorire,
        Come in aprile, il pesco
30     Col vigore di novelli innesti
        Purché Caronte non sia
        Più della vita lesto
        Non oso trasgredire chi
        Giurare non mi consente
35     Che tu lo ignori è cosa risaputa
        Poiché follia è nutrimento
        Di cose sagge da demente
        E che sarà mai il tuo peccato?
        Cosa la mia lingua
40     Ha osato dire del tuo fare?
        Il giorno d’ogni santi
        Cade la tua festa
        Per il dì dei defunti invece,
        Il giorno è mesto
45     Che è, di tutta l’altra gente,
        Nascita funesta!
        Di un solo Dio
        Ahimè ho conoscenza
        Che mi sia ignara
50     La tua presenza
        È a dir poco grave pecca
        Per godere vita poco mi basta
        Non credevo mai dover dubitare
        Della mano giusta che
55     Mi pose d’attorno cose grate
        Per sollazzare ingenuamente
        I sensi tutti
        Lampi divini guizzano a
        Levigare pensieri insani
60     D’altra natura
        Dev’essere la tua carne
        Poiché il mio peregrinare sulla terra
        Non toccò mai simili sembianze
        Che tu non sia della progenie d’Adamo
65     Geniale scintilla,
        Tardi l’appresi
        E che d’Archimede non ho l’ingegno
        L’umiltà me l’insegna
        Ma mai credevo d’essere
70     Così sciocca in giovinezza
        E tanto vile nella canuta età
        Il volteggiare variopinto
        Di farfalle
        Oblìa la mia coscienza esausta
75     E m’accorgo della vita
        Nella libertà delle ali
        Paragonando il senso a quelle verità
        Che escono da bocche ebbre
        Peccato ch’io non possa dire:
80     “indietro tutta”
        Per riprendere la scia
        Della rotta giusta.
        Con o senza vita
        La vita avanza
85     E l’anima pare divenga creola
        In involucro di dura cotenna
        A prova di scalpello
        E a crapulare più non
        Si adatta
90     Il senso della vita
        Diviene intatto giacché
        Di lordure più non s’intride
        Non più habemus papam
        Babilonia s’è redenta
95     Che tu ne sia consapevole o no
        Poco importa
        Di due vite sono detentrice
        E d’una sono padrona
        Di quella ne detergo il declino
100   Onde divenga sempre più regina
        Pur se ad alcun mortale importa
        Di certo non mi duole il petto
        Poiché solo dalla Geenna
        Sortire mi preme
105   Ché la terrena vita
        È di pochi passi
        E meco portare nulla posso
        L’Unto ho per amico sincero
        Seppure da me, da solo, verità
110   Apprende
        Questa è la sola perenne gioia
        Dialogare con chi tutto sa
        Senza proferire ingannevole
        Parola che a giustificare
115   Ognuno s’appresta
        Delirio d’onniscienza!
        Non è follia questa?
        L’unanime aurea mediocritas
        È d’impossibile fattura
120   Il mondo non si monda
        Se l’avidità è la sola misura
        A ingigantire troppo la mongolfiera
        Non v’è altro risultato
        Che un gran fragore
125   E finire l’agognato viaggio
        In tanti cocci
        Essere bizantino poco s’addice
        Al divenire domani felice
        Se altro non domanda
130   Che sincera bilancia
        E non adulterato profetizzare
        Di cose vane che a paragone
        Rincarano il dolore
        Di questa strana vita
135   Non credo d’aver molto compreso
        E di questa insolita penna
        Mi pare folle
        Il risultato.

[lirica edita da libroitaliano]


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