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Giacomo Leopardi nacque nel 1798 a Recanati, dal conte Monaldo e dalla marchesa Adelaide Antici.
Fragile di salute ma estremamente sensibile, fin dall'infanzia manifestò una particolare attitudine agli studi. Egli stesso, più tardi, definirà gli anni 1809-1816 come un periodo di "studio matto e disperatissimo".
Al termine di questa fase, scoprì la vocazione letteraria. Risalgono infatti al 1818 le canzoni civili All'Italia e Sopra il monumento di Dante; e al 1819-1820 capolavori assoluti della lirica non solo leopardiana, ma di ogni tempo, quali L'infinito, Alla luna, La sera del dì di festa.
Nel 1822 soggiornò per un breve periodo a Roma, che lo deluse profondamente a causa della sua cultura antiquata, chiusa ad ogni novità. Vi compose comunque le canzoni filosofiche, fra le quali L'ultimo canto di Saffo.
Nel 1824 diede alle stampe il primo nucleo delle Operette morali, dialoghi in prosa in cui la sua meditazione approda ad un pessimismo radicale: ogni creatura, e non soltanto l'uomo, sarebbe votata al nulla e all'oblio.
A partire dal 1925 soggiornò in varie città italiane, fra cui Milano, Bologna, Firenze, Pisa. In quest'ultima città, nel 1828, iniziò la composizione dei cosiddetti grandi idilli: A Silvia, Il sabato del villaggio, La quiete dopo la tempesta, Il canto notturno di un pastore errante dell'Asia, ecc.
Nel 1831 uscì la prima edizione in raccolta dei Canti.
Nel 1832-1833 compose i canti del ciclo di Aspasia (Amore e morte, A se stesso).
Nel 1836 fu ospite dell'amico Antonio Ranieri a Napoli, dove compose La ginestra.
Leopardi morì nel 1837 nel capoluogo partenopeo, ove è tuttora sepolto.
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