giacomo leopardi

Biografia

Nessuno mai rileverà abbastanza
quanto quest'uomo solo e disperato,
quasi privo di gioia e di speranza,
più di ogni altro poeta abbia assegnato,
pur parlando di morte e di dolore,
senso alla vita e fascino all'amore...
Cantando le due sole "cose belle",
innalzò la sua voce oltre le stelle.




1798
Primogenito del conte Monaldo Leopardi (1776-1847) e della marchesa Adelaide Antici (1778-1857), Giacomo (cui furono aggiunti i nomi di Taldegardo, Francesco Salesio, Saverio e Pietro) nasce il 29 giugno a Recanati, nelle Marche.
Nel documento di nascita c'è scritto: "Die 30 junii, 1798. – Iacobus Taldegardus Franciscus Sales Xaverius Petrus, natus heri hora 19 ex cive Monaldo quondam Iacobi Leopardi et Adelaide filia civis Philippi quondam Josephi Antici legitimis coniugibus ex hac civitate et parochia, baptizatus fuit de licentia a reverendo patre Aloysio Leopardi ex oratorio Divi Philippi. Patrini fuere Philippus Antici et Virginia Mosca Leopardi" (Luigi Leopardi, Filippo Antici e Virginia Mosca erano rispettivamente zio, suocero e madre di Monaldo Leopardi).

1799
Il 12 luglio nasce il fratello Carlo.

1800
Il 5 o 6 ottobre nasce la sorella Paolina.

1803
A febbraio nasce Luigi Gradolone, che vive appena nove giorni. Accanto alla sua bara (come racconterà Monaldo) Giacomo piange disperatamente.

1804
Nasce il fratello Luigi Moricone.

1807
Nasce Francesco Saverio, che vivrà appena due anni.
Giacomo, Carlo e Paolina iniziano gli studi sotto la guida dell'abate Sebastiano Sanchini, che li seguirà fino al 1812.

1808
Un altro bimbo, Raimondo, nasce prematuro e spira nello spazio di pochi minuti.

1809
Traduce le Odi di Orazio e scrive il sonetto La morte di Ettore, che (per sua stessa testimonianza) è la sua prima composizione poetica.

1810
Sui libri della biblioteca paterna inizia a studiare l'ebraico, il francese, l'inglese, lo spagnolo.

1811
Come già Raimondo nel 1808, Giuseppe nasce prematuro e spira in brevissimo tempo.
Traduce l'Ars poetica di Orazio.

1812
Giacomo si stacca da don Sanchini, perché (come scriverà Monaldo) "non aveva più niente da insegnargli", e s'immerge fra i libri (oltre diecimila) della biblioteca paterna in "sette anni di studio matto e disperatissimo", che gli logoreranno irrimediabilmente la salute.

1813
Nasce l'ultimo dei fratelli di Giacomo, Pierfrancesco.
Compila la Storia dell'astronomia.

1814
Il 31 agosto regala al padre un folto manoscritto, intitolato Porphyrii de vita Plotini et ordine librorum eius Commentarius.

1815
Fra giugno e luglio, compone di getto il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi.
Traduce gli Idilli di Mosco e la Batracomiomachia pseudomerica (della quale fornirà altri due volgarizzamenti nel 1821-1822 e nel 1826).

1816
Volgarizza il primo libro dell'Odissea e il secondo dell'Eneide.
Compone l'idillio Le rimembranze, l'Inno a Nettuno e, fra novembre e dicembre, la cantica Appressamento della morte.

1817
In primavera entra in rapporto epistolare con Pietro Giordani.
Volgarizza la Titanomachia di Esiodo. scrive i Sonetti in persona di Ser Pecora, e d'estate ("luglio o agosto") avvia il manoscritto dello Zibaldone, che continuerà fino al 1932.
Poco prima delle feste natalizie si innamora di Gertrude Cassi Lazzari, ventiseienne cugina di Monaldo ospite presso la famiglia per alcuni giorni. Per lei compone l'Elegia I (poi intitolata Il primo amore) e verga un Diario (poi detto Diario del primo amore o Memorie del primo amore.

1818
Scrive l'Elegia II e, in due parti, il Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, prima trattazione sistematica della sua poetica.
A settembre Giordani giunge a Recanati, per una visita di cinque giorni. Dall'incontro nascono le canzoni canzoni All'Italia e Sopra il monumento di Dante.

1819
Scrive le canzoni Per una donna inferma di malattia lunga e mortale e Nella morte di una donna fatta trucidare col suo portato dal corruttore per mano ed arte di un chirurgo (esse però non furono incluse in nessun libro leopardiano: da ciò l'appellativo "rifiutate").
In primavera stende i Ricordi d'infanzia e di adolescenza.
Alla fine di luglio progetta di fuggire da Recanati, ma il tentativo viene scoperto dal padre.
In autunno (presumibilmente a settembre) scrive L'infinito e, poco dopo, Alla luna.

1820
A gennaio scrive la canzone Ad Angelo Mai, quand'ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica.
A settembre, in una lettera al Giordani, annuncia il progetto di alcune "prosette satiriche" (si tratta con ogni probabilità delle "Operette morali".
A ottobre risale la stesura de La sera del giorno festivo (poi La sera del dì di festa).
A questo stesso periodo risale prbabilmente il Frammento sul suicidio.

1821
A giugno compone il Dialogo Galantuomo e Mondo.
Tra l'estate e l'autunno si colloca la composizione dell'ultimo degli idilli, La vita solitaria.
Fra ottobre e novembre scrive Nelle nozze della sorella Paolina e A un vincitore nel pallone, e a dicembre Bruto minore.
Traduce per la seconda volta la Batracomiomachia.

1822
A gennaio scrive i versi Alla Primavera, o delle favole antiche.
A marzo, traendo vari spunti dallo Zibaldone, compone la Comparazione delle sentenze di Bruto Minore e di Teofrasto vicini a morte.
Alla fine di maggio compone l'Ultimo canto di Saffo, e a luglio l'Inno ai patriarchi.
A metà novembre si reca a Roma, ospite dello zio Carlo Antici: è il suo primo viaggio fuori dei confini di Recanati.

1823
Il 15 febbraio si reca in visita alla tomba del Tasso, nella chiesa di Sant'Onofrio sul Gianicolo. Il 20 dello stesso mese, così scrive al fratello Carlo: "Fui a visitare il sepolcro del Tasso e ci piansi. Questo è il primo e l'unico piacere che ho provato in Roma".
Il 3 maggio, profondamente deluso dall'esperienza romana, torna a Recanati.
A settembre compone la canzone Alla sua donna e traduce la Satira di Simonide sopra le donne.

1824
Scrive le prime venti Operette morali e il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani.
Ad agosto, presso l'editore bolognese Nobili, escono le prime dieci Canzoni, accompagnate dalle Annotazioni.

1825
Scrive la Storia di un'anima, incompiuta.
Traduce i Caratteri morali di Teofrasto e il Manuale di Epitteto.
In aprile l'editore Stella lo invita a Milano per dirigere l'edizione di tutte le opere di Cicerone: parte intorno alla metà di luglio ma, dal 18 al 27, fa sosta a Bologna, dove rivede l'amico Giordani.
Il 30 luglio giunge a Milano, dove prende contatto con Stella ed incontra Vincenzo Monti.
A fine settembre riparte per Bologna.
A dicembre intraprende il commento alle Rime petrarchesche.

1826
In marzo compone l'epistola Al Conte Carlo Pepoli.
Traduce per la terza volta la Batracomiomachia.
Esce presso l'editore Stella il commento alle rime di Francesco Petrarca. Torna a Recanati e a Bologna appare l'edizione dei Versi

1827
Scrive il Dialogo di Plotino e di Porfirio e il Copernico, e redige l'Indice del suo Zibaldone di pensieri.
Il 23 aprile torna a Bologna, dove conosce la contessa Teresa Carniani Malvezzi, della quale si innamora senza essere corrisposto.
Presso Stella escono le Operette morali e la Crestomazia italiana dedicata alla prosa (contenente autori dal Trecento al Settecento).
Il 20 giugno si trasferisce a Firenze, dove conosce il gruppo di letterati appartenenti al circolo Viesseux, tra i quali Gino Capponi, Giovanni Battista Niccolini, Pietro Colletta, Niccolò Tommaseo, ed anche il Manzoni, che si trovava a Firenze per rivedere dal punto di vista linguistico i suoi Promessi Sposi.
Il 1° novembre parte per Pisa.

1828
Esce la Crestomazia italiana dedicata alla poesia, con cui conclude la sua collaborazione con lo Stella.
In febbraio compone lo scherzo e, in aprile, Il risorgimento e A Silvia.
Il 4 maggio muore per tisi il fratello Luigi.
Il 9 giugno torna a Firenze, dove, al Gabinetto Vieusseux, conosce Vincenzo Gioberti, che nello stesso anno sarà suo ospite a Recanati, ove Giacomo, a novembre, è costretto a tornare per motivi di salute.

1829
Dal 26 agosto al 12 settembre scrive Le ricordanze. Poi, nel giro di due settimane, compone La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio, e probabilmente Il passero solitario (anche se mancano riscontri per una datazione precisa). Inizia inoltre la stesura del Canto notturno di un pastore errante dell'Asia (ultimato nell'aprile successivo). Queste poesie, a lungo denominate dai critici "grandi idilli", sono ora conosciute, insieme a A Silvia, come "canti pisano-recanatesi".

1830
A maggio parte da Recanati (ove non tornerà più) per Firenze, dove Pietro Colletta gli ha assicurato un assegno mensile per un anno, a nome di anonimi "amici di Toscana".
A Firenze, tramite Alessandro Poerio, conosce Fanny Targioni Tozzetti: l'ispiratrice dei cinque "canti dell'amore fiorentino" (il cosiddetto "ciclo di Aspasia" contiene infatti Il pensiero dominante, Amore e morte, A se stesso, Consalvo e Aspasia).
A settembre nasce il sodalizio con Antonio Ranieri, un esule napoletano che gli sarà vicino negli ultimi anni.

1831
Risalgono forse a quest'anno le prime ottave dei Paralipomeni della Batracomiomachia, a cui il poeta attenderà fino ai suoi ultimi giorni.
In aprile, presso l'editore Piatti di Firenze, esce il volume dei Canti, introdotto dalla dedica "agli amici di Toscana".
Soggiorna per qualche tempo a Roma con Ranieri.
Comincia a raccogliere e a elaborare i Pensieri, che appariranno postumi, nel 1845, nell'edizione Le Monnier curata da Ranieri.

1832
In marzo torna a Firenze con Ranieri.
Tra la primavera e l'estate scrive Il pensiero dominante, il primo dei canti ispirati all'amore fiorentino.
Nel corso dell'anno scrive i due ultimi dialoghi delle Operette morali: il Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere e il Dialogo di Tristano e di un amico.
Al 4 dicembre è datata l'ultima nota dello Zibaldone.
Fra quest'anno e il successivo scrive il Consalvo, Amore e Morte, A se stesso.

1833
Tra la primavera e l'estate compone probabilmente l'ultima poesia dedicata all'amore fiorentino: Aspasia.
Il 2 settembre parte con Antonio Ranieri per Napoli, dove giunge il 2 ottobre, dopo una lunga sosta a Roma. Prendono dimora nella Strada Nuova S.M. Ognibene 35, sotto la Certosa di San Martino.

1834
Piatti ristampa a Firenze le Operette morali.

1835
A maggio si trasferisce con Ranieri in Via Capodimonte.
In settembre, presso l'editore Saverio Starita esce la seconda edizione accresciuta dei Canti, in cui sono pubblicati per la prima volta Il passero solitario e il cosiddetto "ciclo di Aspasia".
In polemica con gli "spiritualisti napoletani", li irride nella satira I nuovi credenti

1836
Esce presso Starita il primo volume della terza edizione corretta e accresciuta delle Operette morali (datato 1835). Il libro (insieme al precedente volume dei Catni) viene però sequestrato dalla polizia borbonica, che blocca ovviamente anche la pubblicazione del secondo volume.
In aprile, a causa dell'epidemia di colera in atto a Napoli, con l'amico Ranieri e la sorella di quest'ultimo, Paolina, si trasferisce a Torre del Greco, nella villa dell'avvocato Ferrigni, situata alle falde del Vesuvio. Qui Giacomo compone gli ultimi due canti: La ginestra, o il fiore del deserto e Il tramonto della luna.

1837
A metà febbraio i due amici tornano a Napoli. Le condizioni del poeta si aggravano, ma egli continua a lavorare fino agli ultimi giorni ai Paralipomeni.
Muore il 14 giugno, ad appena di 39 anni. Ranieri riesce a sottrarre al destino della fossa comune il corpo del poeta: convoca un imbalsamatore per ritardare la decomposizione del cadavere e chiede allo scultore Angelini di modellare la maschera del volto. Il giorno dopo, Giacomo viene sepolto nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta. L'epigrafe, dettata da Giordani, recita: "Al conte Giacomo Leopardi recanatese / filologo ammirato fuori d'Italia / scrittore di filosofia e di poesia altissimo / da paragonare solamente coi Greci / che finì di XXXIX anni la vita / per continue malattie miserissima / fece Antonio Ranieri / per sette anni fino alla estrema ora congiunto / all'amico adorato. / MDCCCXXXVII".
Nel febbraio 1939 i resti del poeta vengono traslati nel Parco Virgiliano di Piedigrotta.


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