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Dal risvolto di copertina
Cittanova blues è Bologna dalla fine '50 agli inizi degli anni '70.
In una prosa poetica ricca di echi, di vibrazioni e di sfumatore,
intarsiata di dialetto, di gergo e preziosismi letterari eppure sempre
leggibile per il ritmo rapinoso che sa creare e per gli irresistibili
effetti ora espressionistici, ora lirici e comici, Guccini racconta la
vita picaresca dei "musici" negli anni '60 e quella dei ragazzi e delle
ragazze di allora, con tutti i loro luoghi, i loro miti e i loro sogni:
la prima Cinquecento (il "Centoscudi"), la garçonnière ("tràppolo"), la naia
le osterie, i primi gruppi musicali, che oggi sono le band ma una
volta si chiamavano ancora complessi...
È un canto, quello di Guccini, su una città, un'epoca e un mondo che non
ci sono più. Ma lo spirito è tutt'altro che provinciale: il respiro è
ampio, felice, liberatorio, come quello del blues dei neri d'America che
evoca i grandi paesaggi della Louisiana e di New Orleans.
I lettori di Cròniche epafàniche e Vacca d'un cane
riconosceranno in Cittanova blues l'ultimo atto, il compimento di
una trilogia nata sull'Appennino e passata per Modena (la "Città della
Motta"), ritroveranno le passioni antropologiche di Guccini e la sua
natura di indagatore minuzioso della lingua, della cultura materiale e
del panteon spirituale di genti semplici ma sapienti, modellate dal lavoro
e dai riti della famiglia e della comunità, prima di essere travolte dall'onda
del moderno. Quell'occhio, capace com'è di scrutare nelle goffaggini, nelle
durezze, nell'inerme euforia della giovinezza, ci offre un ritratto
indimenticabile di una provincia nella quale si può ormai riconoscere gran parte
sia della provincia italiana degli anni '60 sia di una generazione, quella che oggi
si avvia a "tirare le reti". Si tratta di una generazione importante, quella che
ha molto influenzato le successive, che ha molto lottato, molto sognato e molto
sbagliato e che qui si ritroverà in una foto nient'affatto in posa. In queste pagine
il lettore non coglierà né esaltazioni né ritrattazioni, né invocazioni nostalgiche
né bilanci amari, sentirà semplicemente la musica e le dissonanze di quei
giorni, come le restituisce la voce dolce e aspra della poesia.
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