francesco guccini

 
francesco guccini
cittanova blues
einaudi 2003


Dal risvolto di copertina

Cittanova blues è Bologna dalla fine '50 agli inizi degli anni '70. In una prosa poetica ricca di echi, di vibrazioni e di sfumatore, intarsiata di dialetto, di gergo e preziosismi letterari eppure sempre leggibile per il ritmo rapinoso che sa creare e per gli irresistibili effetti ora espressionistici, ora lirici e comici, Guccini racconta la vita picaresca dei "musici" negli anni '60 e quella dei ragazzi e delle ragazze di allora, con tutti i loro luoghi, i loro miti e i loro sogni: la prima Cinquecento (il "Centoscudi"), la garçonnière ("tràppolo"), la naia le osterie, i primi gruppi musicali, che oggi sono le band ma una volta si chiamavano ancora complessi...
È un canto, quello di Guccini, su una città, un'epoca e un mondo che non ci sono più. Ma lo spirito è tutt'altro che provinciale: il respiro è ampio, felice, liberatorio, come quello del blues dei neri d'America che evoca i grandi paesaggi della Louisiana e di New Orleans.
I lettori di Cròniche epafàniche e Vacca d'un cane riconosceranno in Cittanova blues l'ultimo atto, il compimento di una trilogia nata sull'Appennino e passata per Modena (la "Città della Motta"), ritroveranno le passioni antropologiche di Guccini e la sua natura di indagatore minuzioso della lingua, della cultura materiale e del panteon spirituale di genti semplici ma sapienti, modellate dal lavoro e dai riti della famiglia e della comunità, prima di essere travolte dall'onda del moderno. Quell'occhio, capace com'è di scrutare nelle goffaggini, nelle durezze, nell'inerme euforia della giovinezza, ci offre un ritratto indimenticabile di una provincia nella quale si può ormai riconoscere gran parte sia della provincia italiana degli anni '60 sia di una generazione, quella che oggi si avvia a "tirare le reti". Si tratta di una generazione importante, quella che ha molto influenzato le successive, che ha molto lottato, molto sognato e molto sbagliato e che qui si ritroverà in una foto nient'affatto in posa. In queste pagine il lettore non coglierà né esaltazioni né ritrattazioni, né invocazioni nostalgiche né bilanci amari, sentirà semplicemente la musica e le dissonanze di quei giorni, come le restituisce la voce dolce e aspra della poesia.

 
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