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Francesco Piccolo: Doppia firma. Cronaca a temperatura alternata
["Il Manifesto", 06/03/1997]
Leggendo Macaronì viene subito da pensare che questi incontri occasionali tra due scrittori (e tale si può ormai definire Francesco Guccini per la raffinatezza linguistica delle prove precedenti; mentre Loriano Macchiavelli è l'esperto inventore del poliziotto Sarti Antonio, protagonista di molti suoi romanzi), non risultano mai davvero convincenti; o perché ci si divide i compiti, e allora l'incontro finisce per essere mancato nella sostanza; oppure perché si è costretti a lavorare su una lingua di compromesso, di confine tra due territori poetici, viaggiando così quasi sempre su una neutralità d'equilibrio.
Sembra questa la strada intrapresa da Guccini e Macchiavelli con questo nuovo romanzo a quattro mani. Così come sul confine tra la Toscana e l'Emilia Romagna si svolge questa doppia storia a capitoli alternati tra due fatti di cronaca avvenuti uno uno alla fine del secolo scorso e l'altro nel 1939, e che ovviamente alla fine si ricongiungono attraverso un filo narrativo teso dagli autori, a dir la verità senza mai troppo preoccuparsi di celarlo. Insomma, attraverso il maresciallo dei carabinieri (che non poteva non essere meridionale, mandato nel paesino per il poco entusiasmo nei confronti del fascismo) Santovito Benedetto, il lettore deve capire soltanto "cosa" legherà i due eventi. "Macaronì" è uno dei soprannomi che i francesi davano agli emigranti italiani che alla fine del secolo scorso andavano a cercare lavoro oltralpe - e si racconta anche di bambini che venivano sbarcati di notte a Marsiglia e che la mattina poi andavano a vendere statuine "stendendo tappeti per terra" con il rischio che i passanti buttassero tutto per aria con finta involontarietà (e fa bene ricordarlo oggi). E in Francia emigra giovanissimo anche Ciareìn, figlio di un brigante del paese. Una serie di delitti - che cominciano con il ritrovamento del corpo di un parroco in un fosso - si consumano in un tempo e nell'altro. Ma sarà soprattutto un attentato in una miniera di Provenza - congegnato dallo stesso Ciareìn - l'anello di congiunzione e il motore folle che farà molti anni dopo impazzire il maresciallo, turberà un paese all'apparenza tranquillo, fino a far passare in secondo piano perfino le spedizioni punitive delle camicie nere, insoddisfatte della passione politica regnante nel luogo.
La trama è certo più complessa e i personaggi sono molti, ma nonostante la definizione di "romanzo di santi e delinquenti", "Macaronì" non riesce quasi mai a rendere un linguaggio popolare, di briganti, emigranti e anarchici; o arcaico e mimetico, avendo a disposizione pure molte regioni linguistiche. Non sembra mantenere quel che promette, e viaggia su un binario spesso piacevole di normalità, che se lo rende fruibile allo stesso tempo sembra non aggiungere nulla al percorso narrativo dei due autori.
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