Quanto ci manchi Faber
di Giovanni Pianetta
["TV Sorrisi & Canzoni", 12 novembre 2003]
Celentano sbagliò le parole della "Guerra di Piero". Battiato scoppiò
a piangere. Vasco commosse con "Amico fragile". Tre anni fa le star
della musica italiana si ritrovarono a Genova per cantare De André. Ora esce
il Cd del concerto. E Dori Ghezzi annuncia che a Roma nel 2004...
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Non passa mese che non giunge notizia di un'iniziativa, un evento, una
serata dedicata al suo nome. Sia che si tratti di intitolargli una scuola,
di svolgere un dibattito in qualche circolo o di pescare nel suo prezioso
repertorio per una "cover". L'ultima, in ordine di tempo, è l'idea di
una sorta di spettacolo circense sotto il tendone, "Circo Faber". Faber,
appunto, come gli amici chiamavano Fabrizio De André. Partendo da Viareggio
(dal 12 al 16 novembre) il circo porterà in giro per l'Italia le canzoni
del cantautore genovese (con la direzione artistica di Pepi Morgia).
Un'iniziativa che a Fabrizio sarebbe piaciuta, perché il circo era un
mondo che amava e lo aveva sempre affascinato. E che certamente scatenerà
i fan, che non sembrano rassegnarsi alla scomparsa di De André.
Se andate a Genova, al cimitero di Staglieno, davanti alla tomba di
famiglia dove riposa, trovate, oltre a fiori sempre freschi, bigliettini,
poesie, rime, addirittura accendini e sigarette: "Portano di tutto", sorride
malinconica Dori Ghezzi, sua moglie; "tutto quello che pensano possa
fargli piacere...". Insomma, nessuno ha dimenticato Fabrizio De André,
il più grande poeta in musica che la canzone italiana abbia avuto. Ci
manca la sua voce, ci mancano le sue storie, ci mancano il suo sarcasmo
così tagliente e la sua dolcezza nel cantare i sentimenti. E questa
nostalgia si fa ancora più forte ora che esce un doppio Cd, "Bianco"
e "Nero", sotto il titolo "FABER, amico fragile...", che è poi il
documento musicale della serata che si tenne al Teatro Carlo Felice
di Genova la sera del 12 marzo 2000, quando i più grandi nomi della
canzone italiana si radunarono per celebrare l'amico, il collega, il
maestro. E assieme a loro si radunarono 2.000 persone in teatro e 30.000
davanti ai maxischermi di piazza De Ferrari, a testimoniare non solo la
grande stima artistica di cui godeva Fabrizio nell'ambiente, ma anche
l'amore profondo della sua città. Un documento, questo Cd, davvero eccezionale,
perché forse solo il nome di Fabrizio poteva far superare rivalità
personali e artistiche. Tutti riuniti nel suo nome e tutti a cantare
una canzone liberamente scelta dal suo repertorio. "Questo disco esce
solo ora", spiega Dori Ghezzi, "perché quella serata non era stata
ideata per un disce live tratto dal concerto; certo, tutto era stato
registrato, però solo come una testimonianza, un documento. Poi, molta
gente che aveva partecipato alla serata mi chiedeva di poter avere un
ricordo. Recentemente, anche alcuni artisti premevano, lo stesso Vasco
m'ha detto 'Dori, lo devi fare!': io non mi sarei mai decisa... Abbiamo
cominciato a mixare a giugno, poi c'è stata la pausa estiva e adesso
finalmente è pronto. Voglio ringraziare non solo tutti gli artisti per
la loro presenza e la Bmg-Ricordi, storica etichetta di Fabrizio, ma
anche tutti i diversi discografici". Insomma, questo è davvero un
tributo che il mondo della musica italiana, spesso frammentato, fa a
De André. E nella registrazione si coglie tutto il pathos che pervase
quella serata-evento al Carlo Felice. Intanto il pubblico in sala.
Dori e i figli di Fabrizio, Cristiano e Luvi, avevano voluto che fossero
riservati 200 posti gratuiti agli "ultimi", quei diseredati che De André
non smise mai di cantare nei suoi brani: così, accanto alla signora
della Genova-bene, ecco il viado e, a fianco del professionista, uno
deo barboni portati lì da don Gallo, fondatore della Comunità di San
Benedetto al Porto. E nonostante le tante star, a detta di tutti ci fu
davvero poca "vetrina" e molta autenticità. "Il ricordo di chi era
presente è unico", raccona Dori, "ma lo è anche per chi ne ha
sentito solo parlare. Io non so se il disco renda proprio tutte le
emozioni di chi visse quella serata, ma una buona parte sicuramente
sì. Ho visto gente dell'ambiente musicale commuoversi e piangere mentre
ascoltava le incisioni...". In quella magica sera ci furono, da
parte di tutti gli artisti, grande disponibilità e abnegazione, un
forte impegno. E si sente. Perché è difficile ottenere un risultato
così bello senza prove. C'è una precisione tecnica che è rara in tanta
emotività. E là dove si sentono "imperfezioni", si sene il sapore
dell'autenticità. Persino Celentano, che venne fischiato in sala per
aver sbagliato l'attatto de "La guerra di Piero", ha voluto che nel Cd,
pur reincidendo il pezzo, quell'errore restasse (fischi inclusi), dando
prova di onestà artistica e grande intelligenza. Così come resta
l'emozione che sopraffà Franco Battiato, impedendogli di concludere
"Amore che vieni amore che vai". Che cosa resta di Fabrizio a quasi 5
anni dalla morte? "Resta lui" risponde ferma Dori. "Non solo
è sempre presente, ma addirittura viene riscoperto". Proprio nel
2004 saranno vent'anni da quel capolavoro assoluto che è l'album
"Creuza de mä" (vinse anche il premio della Critica come "Miglior
album del decennio") e a Roma si terrà un grande evento per celebrare
qeull'anniversario. Intanto, la facoltà di Lettere dell'Università di
Siena sta organizzando l'archivio storico di tutta l'opera di De André.
Racconta Dori: "A loro io ho dato tutti gli scritti inediti di
Fabrizio e anche gli appunti suoi che io conservavo e che loro ora
stanno studiando: dagli aforismi ai suoi progetti incompiuti. Abbiamo
ancora bisogno di Fabrizio...".