Quanto sia vana ogni speranza nostra
di
Lorenzo de' Medici
lorenzo de' medici
Quanto sia vana ogni speranza nostra,
quanto fallace ciaschedun disegno,
quanto sia il mondo d'ignoranza pregno,
la maestra del tutto, Morte, il mostra.
5 Altri si vive in canti e in balli e in giostra,
altri a cosa gentil muove lo ingegno,
altri il mondo ha, e le sue cose, a sdegno,
altri quel che drento ha, fuor non dimostra.
Vane cure e pensier, diverse sorte
10 per la diversità che dà Natura,
si vede ciascun tempo al mondo errante.
Ogni cosa è fugace e poco dura,
tanto Fortuna al mondo è mal costante;
sola sta ferma e sempre dura Morte.
[da Scritti scelti, Utet, 1955]
Si tratta di uno dei più celebri componimenti intorno al tema
della fugacità del tempo e in genere della vanità delle cose umane: un
tema generalmente umanistico, che però Lorenzo tratta in modo affatto
personale.
La sola certezza umana - quella della morte [come non ricordare 'a
livella del grande Totò?] - non è motivo di disperazione per il
poeta, bensì accettazione, malinconica e insieme virile, di un destino
caduco ed aleatorio, che va vissuto in quanto tale, e nel modo in cui
ciascuno sceglie.