Il riccio
[Bestiario - Autoritratto]
di
Davide Riccio
Il riccio animale, meno male
dirlo mi duole, è d'indole asociale;
io riccio son pure d'avide
pretese di glorie disattese.
5 Notturno di abitudini,
saturnino e solitario
al mondo mi nascondo
nel ricetto mio di letto
su cui letargico m'alletto
10 da ieri ad oggi volentieri.
Il riccio è ipovedente,
ma tutto annusa e di fino sente
perfino gli insetti erranti
sotterra muoversi in tanti.
15 È un musone senza Musa,
felice quindi nel manico non ciurla
e ciula come un riccio.
Il riccio è diffidente!
Noto è il chiudersi a riccio,
20 che spiccio zompa
occhio per occhio
dente per dente
sulle quattro zampe e a molla
s'impalla in palla d'acuti
25 aculei, ricade poi colpendo
ogni cosa più spinoso di una rosa,
inattaccabile ed abile bile biliosa.
Si pappa e si lappa il riccio
le combriccole di lombrichi,
30 sgranocchia insetti e ranocchie,
lucertole strappa in lacerti
e i nidicoli incerti e ridicoli,
parrebbe alla vipera immune
ma repente soltanto spezza il collo
35 ad ogni serpente.
Tutto gli scende nell'esofago,
d'ogni umano ed artista
non è meno saprofago.
Pettinare un riccio
40 è un qualcosa d'impossibile
siccome la zàzzera s'àzzera
e Tziteras o Mitzeras… *
Nulla teme il riccio
se non della volpe l'astuta
45 zampata sul tartufo.
Ai ricci piace andare facile,
perciò le strade ne fan strage;
sotto le ruote travolti
vi finiscono in molti
50 e sgnac, datemi un cognac.
* Tziteras o Mitzeras, brano di Demetrio Stratos da "Concerto dell'Elfo". Come spiega il grande, si trattava di un frammento di canto sacerdotale greco di 21 parole sulla storia di una cicala, ripetute in tre secondi e mezzo anche per mezz'ora, a velocità crescente, fino a causare un probabile stato di alterazione della coscienza (una droga povera, insomma). Nel momento in cui scrissi "La zàzzera s'azzera", ebbi ricordo appunto di "Tziteras o Mitzeras".