sul balcone


Sul balcone
di
Davide Riccio


      Le foglie d'alloro sono ricoperte
      dalla melata degli afidi,
      le formiche ne vanno ghiotte
      e li mungono come vacche.
5    Io lascio fare.

      Aspetto un po' davanti
      alla dionea, alla sarragonia,
      a un dischiudersi dei tentacoli
      della drosera capensis,
10   per lo spettacolo di un insetto catturato
      nel cuore di tenebra del mondo.
      E lascio si ripeta.

      Se strofino sui polpastrelli
      la menta e il timo,
15   me ne porto gli aromi al naso.
      A tagliarne rametti per la cucina,
      non saprò se ne soffrano,
      se le piante parlino tra loro,
      se la musica la sentano o meno
20   e ne traggano un beneficio…
      perciò mi lascio fare.

      Il quadrifoglio nel vaso
      non mi assicura fortuna
      pure coltivata
25   come forse il trovarne
      per caso.
      Colgo
      o lascio sfuggire.

      L'euphorbia lactea
30   staglia la sua crestata
      neurofibromatosi
      d'Uomo Elefante,
      non so quando e come
      mi ammalerò,
35   ma lascio continuare.

      Le mammillarie compresse
      ricordano
      la spinosità dell'oralità.
      Fumo e lascio dire.

40   L'ulivo non cresce
      senza libera terra,
      ma ha molti secoli davanti a sé
      in cui sperare più di un rinvaso
      e io no.
45   Lascio che accada.

      La portulaca oleracea
      ha cascami dal vaso pensile,
      mia madre me ne condiva,
      non mi piaceva, mi obbligava:
50   non posso più magiarne all'insalata.
      Lascio perdere.

      Adoro l'odore della terra
      della rosa di Gericho.
      Si è richiusa rinsecchita
60   senz'acqua come dev'essere
      a periodi.
      Lascio che sia.

      Quando torno stanco,
      mi somiglia l'andamento strisciante
65   del pomodoro,
      bisognoso di sostegni
      e di assolata esposizione.
      Lascio passare.

      Non profuma e mi delude
70   la purpurea rosa Kuvert
      qual solito sangue di Adone
      da versare a Venere Anadyomene
      volgare per celeste
      e lascio o rinasco.

75   Quando un uomo giunge
      alla struttura immutabile
      del sasso vivente,
      pure gli è dato
      un fiore all'anno
80   dei lithops. Così sia.

      Marcita è la nerteria depressa,
      carente la concimazione
      del pomino d'amore
      dalle foglie scolorite:
85   forse tornerà a dar letizia
      natalizia
      il Solanum capsicastro
      come ciliegio d'inverno.
      E nulla mi dice la calancola
90   oltre se stessa.

      Intorno a due metri
      di cemento e ferro,
      è tutta qui la mia terra,
      appena più ricco
95   nel mio appartamento.

[Lirica inedita, giugno 2007]


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