|
"Era male", disse lapidariamente Rimbaud alla sorella per spiegare perché avesse
abbandonato la scrittura. Rimbaud scrive Una stagione all'inferno nel 1873 quando non ha
ancora vent'anni, per un addio definitivo alla sua vita di adolescente inquieto e alla
poesia. Così il poeta maledetto: "Non so più parlare! Eppure, oggi credo di avere finito
la narrazione del mio inferno".
Era male è il titolo dello spettacolo, con la regia di Massimiliano
Martines, che va in scena il 22 e 23 aprile a Teatri di Vita, Via Emilia Ponente 485,
Bologna, ore 21.15 (info: 051 566330; www.teatridivita.it). Anche per queste serate
prosegue l'appuntamento con Teatri di Vite, le degustazioni di vino di qualità in
collaborazione con l'Associazione Italiana Sommeliers, con il S. Clemente (Montepulciano e
Trebbiano) della cantina Zaccagnini di Bolognano (PE) - www.cantinazaccagnini.it
La messa in scena della compagnia Dry Art indaga il concetto di "doppio" nelle sue
diverse accezioni e sviluppa un curioso parallelismo tra il poeta maledetto e Jim Morrison.
Dalle parole del regista Martines: "Così è la sua vita: o tutto o niente... grande poeta
fino a 21 anni e poi spietato calcolatore fino alla morte. Due Rimbaud, come non se ne
sono visti mai nella storia della poesia, del teatro, del rock. Antonin Artaud, Patty
Smith, Jim Morrison l'hanno capito e si sono prostrati ai suoi piedi in segno di profonda
reverenza".
Era male ripercorre i passaggi dell'ultima opera di Rimbaud, la sola che lo stesso
poeta avesse concepito in forma unitaria, al cui centro campeggia il grande apologo dello
"Sposo infernale". La partitura drammaturgica e scenica viene spiegata da Martines in
questo modo: "Trattare Rimbaud come fosse uno scrittore di testi per il rock, forse più
di uno scrittore: un compositore, tanto e tale è il suo senso del ritmo e della musicalità!
Due sono le cose che più colpiscono, o meglio, rapiscono: la rabbia e la fisicità".
Illuminante l'analogia tra il poeta francese e Jim Morrison, così illustrata dal regista.
"In entrambi germoglia il seme del doppio, di una vita artistica che si incide nella carne,
nel vissuto e nella assoluta negazione dell'immagine di sé in quanto artista consacrato:
Rimbaud scrive precocemente nei primi anni della sua vita e prevede il proprio futuro di
sventurata bestia; difatti si trova a vendere armi in Africa e a morire di cancro; così
Jim Morrison muore, drogato, nella vasca di un modesto hotel francese, dopo aver rinunciato
agli agi e agli onori di una carriera di rockstar ormai all'apice. Analogie, coincidenze:
forse!, certo è che Jim Morrison dichiara in un breve messaggio, di cui ci resta
testimonianza, di portare sempre con sé la traduzione americana degli scritti di Rimbaud".
L'allestimento di Era male è scarno, pochissimi gli oggetti utilizzati in
scena; l'atmosfera è impregnata di riferimenti cristiani, così come la scrittura di
Rimbaud. Il riferimento iconografico è a tutta la pittura del '500 e del '600, con
particolare attenzione ai dipinti di Leonardo da Vinci e del Caravaggio. Gli attori in
scena, coinvolti in una interpretazione molto attenta alla dimensione corporea e vocale,
sono: Marcello Cominelli, Federica Falancia, Elisa Laraia, Massimiliano Martines, Angelo
Parmentola, Alessia Passarelli. Le luci sono di Giuseppe Patti, la scenografia di Gabry
Palozzo e Apollonio Tundo, la cura del sonoro di Studio Vacuum83, i costumi di Fabio
Mercurio ed il make-up di Astor Hoxha.
Per ulteriori informazioni rivolgersi a:
Giuseppe Schillaci
Ufficio Stampa
Teatri di Vita
051 6199900
stampa@teatridivita.it
www.teatridivita.it
|