una città in rimbaud

"Una città in Rimbaud"
[Cartoline da Rovigo attraverso i manifesti e la figura del poeta]

di Roberto Costa



PRESENTAZIONE
Il progetto "Una città in Rimbaud" nasce, assieme all'associazione per la poesia "Il ponte del sale", per ricordare e dare testimonianza di una delle massime voci della poesia universale, simbolo della poesia stessa e di un'ansia di libertà e di assoluto che non ha paragoni. Il progetto prevedeva, in un'ideale gemellaggio con Charleville, una settimana di intensa attività nella città di Rovigo, in occasione del 150° anniversario della nascita, il 20 ottobre 2004: musica, teatro, danza, cinema e cortometraggi, poesia, murales e graffiti, fumetti, conferenze-dibattito, installazioni… Per la durata del festival tutti gli spazi di affissione pubblica (dalle tabelle 3x9m, ai cartelli, alle locandine sui muri e sui locali) dovevano essere utilizzati con manifesti poetico-visivi sul poeta. In questa idea si comprendevano anche striscioni con versi e frasi appesi alla torre Donà, sul corso del popolo…Era un modo per rendere olistica questa ricorrenza e respirare la figura dell'autore in tutta la città in cui dovevano essere identificate quattro stazioni, spazi di incontro e di rappresentazione, come luoghi della memoria ritrovata: 1 - Charleville; 2 - Parigi; 3 - Londra; 4 - Africa.
E dentro questa ottica, voglio dare alcuni titoli di studi e conferenze in cui si cercava di tracciare una panoramica a 360° (10-100-1000 Rimbaud) di Arthur Rimbaud: l'attualità della Comune di Parigi, il rapporto Arthur-Isabelle in un'ottica di sistemica famigliare, la psicosomatica a perimetrare il tumore al ginocchio ed il risuonare al cervello, l'adolescenza ribelle (da Sandokan a Che Guevara), Homo sapiens: "la signorina Rimbaud" (il tempo dell'intimità), A.A.A. - alcool, assenzio, hashish ("voici le temps des Hashishin"): amplificatori o distruttori della mente?, donne di Francia: nella vita sociale e del poeta, gli esploratori europei di fine ottocento, "poesia" della rivoluzione o rivoluzione della poesia?, fuga dalla madre / fuga dall'Europa, a nome di Arthur Rimbaud - evento collettivo, a chiusura del festival: oggi nasce Arthur Rimbaud per dire che…
Poi il progetto, è stato ridimensionato ed oscurato per mancanza di fondi economici e di luminarie della mente ed allora sono passato alle "cartoline" da Rovigo: se il progetto visivo iniziale prevedeva di riempire ogni cartellone o locandina adesso potevo "illustrare" l'idea ma in forma iconografica. Una Rovigo in cartolina "vista" attraverso la figura di Rimbaud. E dentro questa iconografia trova spazio l'"apparizione" di Rimbaud d'Africa (nel progetto iniziale era un attore che "appariva" a leggere alcune lettere spedite alla famiglia) che esplora e definisce, in una ricerca d'identità, anche quella parte di Rovigo rimossa - come il cimitero degli ebrei, o misconosciuta - come il parco di via Curiel, per spingere lo sguardo oltre le mura, al manicomio di Granzette ed ai campi rom, appena lì, dietro l'angolo. La fotografia dunque come de-scrizione della realtà ma anche come capacità visiva-visionaria di de-scrivere (con la luce) realtà marginali, appena lì dietro l'angolo. Perché per "changer la vie" occorre, come direbbe Huxley, aprire le porte della percezione.

ICONOGRAFIA
A tutt'oggi, gli specialisti riconoscono come autentiche solo otto fotografie del poeta: due della prima infanzia (la scolaresca e la prima comunione), tre dell'adolescenza e del poeta a Parigi e tre dell'adulto in Africa. Queste ultime sono le più interessanti in quanto Arthur le esegue con l'autoscatto e posa, si "espone", alla macchina da presa. Senza i filtri o le interpretazioni di un Carjat qui c'è la persona che si s-vela e si pro-pone, il corpo rimbaudiano si erge a parola e descrive, per chi volesse leggere, centimetro per centimetro la sua identità. "Questa solamente per ricordarvi la mia figura e darvi un'idea del paesaggio di qui", scrive Rimbaud alla famiglia nel 1883 mandando la prima delle tre foto d'Africa, quella meno consunta dal trascorrere del tempo (quella che ho voluto colorare a mano, in modo liturgico come si faceva all'epoca). Segue la foto in un giardino di caffè e quella, con la ringhiera, ripresa sulla terrazza della casa in cui abitava ad Harar nel 1883.

L'AUTORE DEL CARNET.
Roberto Costa, fotogiornalista indipendente, è direttore, dal 1993, di "Biancoenero", periodico polesano di immigrati e minoranze.
Ha collaborato per anni a "Cem-Mondialità", "Cittadini Dappertutto" e a diversi giornali pubblicando foto-reportage dal Marocco, dal Kurdistan turco e dalla festa annuale dei Rom a Les Saintes Maries de la mer. È autore di due libri sull'immigrazione: "Polesine d'immigrati" del 1993 e "Testimonianze: volti e storie dal popolo migrante" del 2001. Dal 2004 è anche direttore di "Romano Lil", rivista nazionale dell'opera Nomadi.
Attivista per i diritti umani, Roberto Costa è autore di testi e "cartoline" teatrali su temi di attualità e di denuncia sociale.
Come autore e regista ha partecipato per tre anni al festival Opera Prima di Rovigo con: Foto-cantastorie, Saluti da Rovigo (in ricordo del '68), Visita guidata al manicomio di Rovigo. Con la compagnia "Biancoenero" ha poi prodotto "Migrare nel pianeta Terra" e "Lacio Drom", sul popolo Rom. Da ricordare anche "Lampi dal Kurdistan", una cartolina sul popolo kurdo, rappresentata alla festa nazionale (Newroz) del popolo kurdo in Italia, il 1° aprile 2000, e "Genova-G8", una cartolina del luglio 2001. "Cartolina dalla Shoah", sullo sterminio del popolo ebraico - ma non solo - è stata rappresentata nel "Giorno della memoria" (27 gennaio) nel 2003 e 2004 a Rovigo sotto la lapide degli Imi (Internati militari italiani).


vedi il percorso iconografico

archivio rimbaud
main page: filosofia, rimbaud, poesia, aforismi, tenco, guccini, giuseppe cirigliano band...