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Lo spettacolo
Rimbaud e Jim Morrison: due voci di grande forza che testimoniano una vita senza compromessi, una ribellione alimentata dall'innocenza e dalla purezza. Due voci armate contro la semplificazione scientifica della realtà.
Lo spettacolo è il racconto intimo di una ribellione. È come se ci prendessimo nel momento in cui stiamo dialogando animatamente con noi stessi nella penombra della nostra stanza. Due parti di noi lottano senza tregua. Il corpo e la mente sono il campo di battaglia. Si parla di un cambiamento, di una metamorfosi: l'addio ad un passato e il tentativo di voltare pagina.
Con la "Stagione in inferno", Rimbaud dà l'addio ad una certa letteratura e ad una vita di eccessi. Non scriverà mai più poesie in versi. Dicono di lui che fu "grande nella poesia e grande nel silenzio".
La sua aspirazione ad una vita pura si scontra continuamente con l'impossibilità di viverla con convinzione fino in fondo.
Per questo lo spettacolo è in continua tensione tra bestemmia e preghiera, rabbia e dolcezza.
La ribellione è crisi, movimento. Porta a cambiamenti, scelte precise.
"Bisogna essere assolutamente moderni", dice Rimbaud alla fine della "Stagione": significa che per conquistare "le fulgide città", la felicità, bisogna avere il coraggio di vivere con coerenza l'addio decisivo, l'addio ad una vita di distruzione.
Un attore in scena, solo.
Nota di regia
Al centro c'è il testo di Rimbaud "Una stagione in inferno" solcata dalle musiche dei Doors.
"L'altra parte", il "The Other Side" del titolo, ripreso da Break on Through (to the other side) dei Doors, significa l'essenza più profonda di ogni uomo. Aprire un varco "dall'altra parte", in quella parte, dove il dialogo con noi stessi non ha barriere e si svolge apertamente.
La regia punta sul costruire attorno ad alcuni oggetti simbolo, riconducibili alla vita e all'opera dei due poeti( scarponi, inginocchiatoio, coperte), azioni capaci di esprimere in immagini il loro mondo. Tutto è incarnato nel corpo e nell'anima dell'attore, che si farà maledetto, innamorato, vagabondo e clown, esprimendo i sentimenti e i pensieri dell'opera dei due autori attraverso il suo corpo e la loro poesia.
Arthur Rimbaud e Jim Morrison
Nel 1968, dopo due anni dalla traduzione dell'opera di Rimbaud, Wallace Fowlie, professore di letteratura francese alla Duke University, ricevette questa lettera:
"Caro Wallace Fowlie, volevo solo ringraziarla per la sua traduzione di Rimbaud… sono un cantante rock e il suo libro viaggia sempre con me. Jim Morrison".
Dopo quella lettera Wallace Fowlie, si mise a studiare i testi dei Doors, riscontrando molte analogie con Rimbaud. Scrisse "Rimbaud e Jim Morrison. Il poeta come ribelle", il libro da cui questo spettacolo ha preso ispirazione.
Il coraggio di Rimbaud e di Jim Morrison è grande. Il gioco della vita è duro, non accetta compromessi se giocato fino in fondo. Ogni atto deve essere conseguenza di un pensiero vivo. Sprezzanti della prudenza, i due poeti si buttano nel vuoto con la convinzione di poter volare.
Rimbaud smette improvvisamente di scrivere a vent'anni e Jim Morrison si allontana dai Doors a ventisette anni, all'apice della sua carriera. Entrambi avevano davanti un compromesso. Entrambi l'hanno rifiutato. Entrambi si sono fermati, improvvisamente. Hanno cambiato la loro vita. La loro opera è una profonda testimonianza non solo della Stagione del fuoco, del caos, della rabbia, dell'Inferno, ma anche del coraggio della purezza e della ricerca della luce.
La sete di libertà, di avventura, e il bisogno di esprimere il proprio sé che alimentò entrambi, affascina ancora i giovani e chiunque aspiri alla libertà e al cambiamento.
Per ulteriori informazioni rivolgersi a:
TEATRO LE STANZE SEGRETE
Via della Penitenza, 3 (Roma Trastevere)
Info teatro 06.6872690 cell.338.9246033
www.stanzesegrete.it
TEATRO IL SIPARIO STRAPPATO
Via Terralba 79 b Arenzano - GE
Raffaele Casagrande
3403668760 - 3355094288
Fax 0106136875
rafcasagrande@tiscali.it
www.ilsipariostrappato.it
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