Premessa

" L'ultima cosa che si trova componendo un'opera è di sapere quella che va messa per prima" 1.

Citando in limine questo inappuntabile aforisma di Pascal, ho avuto l'impressione di essermi liberato dall'impaccio di trovare le parole d'esordio per presentare questo mio umile omaggio a Fabrizio De André. Ma l'illusione è durata un momento, poiché, ripensandoci, mi son reso conto che la soluzione da me adottata somiglia al caso paradossale di un oratore che, accingendosi a pronunciare un discorso, si rivolga al suo pubblico con una formula del genere: "C'è una cosa che vorrei dire, prima di iniziare a parlare".
       Dunque, ricomincio daccapo...

Sono fermamente convinto che ogni autore, per motivi più o meno nobili, auspichi per sé il maggior numero possibile di lettori, e quindi entrerei in lampante contraddizione se da parte mia dichiarassi di non nutrire anch'io lo stesso desiderio, o la stessa ambizione. Al tempo stesso, però, ci tengo a precisare che nella stesura di questo piccolo libro, più che farmi illusioni sul suo esito editoriale o attendermi da esso apprezzamenti e gloria, ho cercato soprattutto di prefigurarmi i suoi potenziali lettori, onde assegnargli un taglio adeguato e quindi una precisa, sebbene circoscritta, utilità. E lapalissianamente mi son detto che, nella migliore delle ipotesi, esso avrà forse l'onore di essere preso in considerazione - per poi essere magari deplorato - da gente interessata all'argomento. Sono però consapevole che, all'interno di questa categoria, coesistono persone che su De André sanno tutto o quasi ed altre che, avendolo scoperto di recente, sono desiderose di approfondirne la conoscenza.
       Proprio a causa di questi due estremi, ho ritenuto opportuno, all'interno dei singoli commenti, limitare al minimo indispensabile i rimandi e quindi i raffronti con canzoni tematicamente affini ma posteriori al periodo Karim, che costituisce - è bene precisarlo subito - l'oggetto precipuo del presente lavoro. Questa decisione, assunta a malincuore, si giustifica con una certezza e un auspicio: la prima è che gli esperti conoscono bene l'evoluzione dell'opera deandreana, e quindi sono in grado di cogliere da soli affinità e variazioni stilistiche e tematiche sul piano diacronico; il secondo è che il neofita interessato si impegni per rintracciare da sé, attraverso successive ricerche e scoperte, analogie e differenze all'interno della straordinaria parabola artistica di De André.
       Ho inoltre cercato di non eccedere in note e postille, persuaso che la scorrevolezza di un testo sia condizione essenziale per la sua fruibilità: troppe annotazioni distolgono l'attenzione del lettore dal discorso di fondo, compromettendo il gusto per la lettura e la serenità del giudizio. Non essendo riuscito pienamente nel mio intento (soprattutto per il rispetto dovuto agli autori citati e per offrire al lettore la possibilità di verificare direttamente le fonti), ho collocato le note in fondo al volume. La loro lettura integrale non è tuttavia necessaria. Il lettore curioso può limitarsi a quelle che in qualche modo integrano o chiariscono alcuni punti del testo, e che sono le seguenti: 9, 11, 13, 14, 19, 20, 22, 25, 26, 27, 30, 40, 42, 47, 48, 51, 59, 63, da consultare (se mi è lecito dare qualche istruzione per l'uso) a mano a mano che esse si presentano nel testo.
       Le irrisorie competenze in materia mi hanno dissuaso da ogni tentativo di analisi musicologica. Qua e là mi son lasciato andare a qualche osservazione empirica e affatto personale, che forse farà storcere il naso ai musicisti di professione e agli esperti, ai quali chiedo venia in anticipo. L'attenzione principale (con una scelta senz'altro opinabile ma necessaria) è comunque rivolta alla parte letteraria: è dunque in tale ambito che sarei grato al lettore se volesse muovermi osservazioni e critiche pertinenti, atte a migliorare il libro per un'eventuale riedizione o, al limite, per mio esclusivo uso personale.

Non mi resta che augurare buona lettura.

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