Spleen
di
Charles Baudelaire

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      Quando, come un coperchio, il cielo pesa greve
      Sull'anima gemente in preda a lunghi affanni,
      E in un unico cerchio stringendo l'orizzonte
      Riversa un giorno nero più triste dell notti;

5    Quando la terra cambia in un'umida cella,
      Entro cui la Speranza va, come un pipistrello,
      Sbattendo la sua timida ala contro i muri
      E picchiando la testa sul fradicio soffitto;

      Quando la pioggia stende le sue immense strisce
10  Imitando le sbarre di una vasta prigione,
      E, muto e ripugnante, un popolo di ragni
      Tende le proprie reti dentro i nostri cervelli;

      Delle campane a un tratto esplodono con furia
      Lanciando verso il cielo un urlo spaventoso,
15  Che fa pensare a spiriti erranti e senza patria
      Che si mettano a gemere in maniera ostinata.

      - E lunghi funerali, senza tamburi o musica,
      Sfilano lentamente nel cuore; la Speranza,
      Vinta, piange, e l'Angoscia, dispotica ed atroce,
      Infilza sul mio cranio la sua bandiera nera.

      [da I fiori del male]
      [Traduzione di Giuseppe Cirigliano]



Il termine "spleen", che rappresenta uno dei temi centrali della poesia di Baudelarie, può essere tradotto con il francese "ennui" e corrisponde all'italiano noia, intesa, però, nell'accezione più piena e profonda di noia esistenziale.
Il senso complessivo del testo è semplice: la descrizione, ottenuta attraverso la personificazione di alcuni stati d'animo, dell'angoscia che schiaccia, nella mente del poeta, tutti gli altri pensieri. Le caratteristiche principali, invece, sono due: l'antitesi fra simbolismo e realismo (immagini vivide e concrete che stanno a simboleggiare altro) e l'accostamento di elementi dotati di scarsa dignità letteraria e lo stile elevato con cui il poeta ne parla.

v. 1 Le prime tre strofe iniziano con il termine "Quando": figura retorica (anafora) che punta a creare un senso di ansia e di attesa
vv. 1-2 Il cielo è plumbeo e, quindi, appare più basso e pesante, dando una sensazione di schiacciamento, di soffocamento all'anima del poeta, già carica di pensieri.
vv. 3-4 vanno letti così: e quando una luce nera, triste più delle notti, versa su di noi abbracciando tutto il giro dell'orizzonte. L'accostamento luce - nera è una figura retorica (ossimoro) che consiste nell'accostare due termini contrapposti
v. 5 Quando la terra si è trasformata in una cella umida significa che ha piovuto, mentre le sbarre infinite (v. 9) sono una metafora per descrivere le gocce di pioggia che sembrano, appunto, sbarre di cui non si vede l'inizio.
v. 6 Personificazione della speranza, che diventa un pipistrello.
v. 7 Popolo di infami ragni: altra personificazione, simbolo dei pensieri cupi (qui chiaro il concetto di simbolismo: un oggetto che è simbolo di una cosa astratta).
v. 13 D'un tratto, furiosamente, scattano campane. Qui cambia qualcosa: c'è proprio l'idea di qualcosa che esplode; è la vittoria dell'angoscia. In questa strofa, attraverso una serie di immagini di grande effetto, si concretizza proprio la disperazione del poeta, prima relegata a semplici pensieri cupi: è la conclusione dell'attesa creata dai tre "quando". "Spiriti erranti": senza patria quindi senza pace.
v.17 I funerali rappresentano la rassegnazione del poeta. Qui termina il fragore della strofa progressiva; Speranza e Angoscia, ancora una volta personificate, prendono il loro posto: la Speranza può soltanto piangere, mentre all'Angoscia spetta il compito di alzare la propria bandiera vittoriosa

NOTA - Commento di Rena De Bellis.


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