Chi sei tu, lettore che leggi
di
Rabindranath Tagore

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      Chi sei tu, lettore che leggi
      le mie parole tra un centinaio d'anni?
      Non posso inviarti un solo fiore
      della ricchezza di questa primavera,
5    una sola striatura d'oro
      delle nubi lontane.
      Apri le porte e guardati intorno.
      Dal tuo giardino in fiore cogli
      i ricordi fragranti dei fiori svaniti
10   un centinaio d'anno fa.
      Nella gioia del tuo cuore possa tu sentire
      la gioia vivente che cantò
      in un mattino di primavera,
      mandando la sua voce lieta
10   attraverso un centinaio d'anni.

      [da Il giardiniere, 1913]



In questo componimento il poeta si rivolge direttamente ai posteri, cercando di stabilire una continuità fra il suo tempo e le generazioni future. Nulla di concreto potrà tramandare il poeta: non un fiore, non un raggio di sole, ma basterà guardarsi intorno per ritrovare sempre le stesse cose (e lo stesso incanto) di quel tempo, perché tutto si ripropone e ritorna in una perenne ciclicità. Così i profumi di un giardino fiorito ricorderanno i profumi del passato e la gioia che la natura produrrà nel cuore sarà la stessa provata dagli uomini di ogni tempo...
L'idea centrale della poesia è, dunque, la consapevolezza dell'autore che la morte non è un limite, poiché la vita continuamente si rinnova. Ogni uomo, in ogni tempo e in ogni luogo, se non si chiuderà nella sua solitudine e se avrà curiosità di conoscere e di capire, potrà recuperare tutti i valori del passato.
Questa riflessione viene condotta con immagini appartenenti alla natura poiché tra questa e l'uomo vi è una stretta analogia: i fiori muoiono, ma ogni primavera fa sbocciare nuovi fiori, così come muoiono gli individui ma nuove vite continuamente sono generate.

NOTA - Commento di Grazia Cirigliano.


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