|
|
Nel 1963,
durante il primo semestre dell'anno, litiga con Gino Paoli per via del
flirt con la giovanissima attrice Stefania Sandrelli, appena
diciassettenne. "Nel '61 Paoli aveva allacciato una relazione amorosa
con Stefania Sandrelli. L'aveva conosciuta, intrigante quindicenne, poco
prima del suo esordio nel cinema in Divorzio all'italiana...
È inevitabile correre al tentativo di suicidio messo in atto da Paoli
il 13 luglio 1963. La tragedia non si compie per un millimetro, la
distanza che separava, e separa tuttora, il cuore di Gino dalla
pallottola sparata dalla Derringer calibro 5" [Par., p. 88].
I due cantautori rompono ogni rapporto e non si parleranno mai più.
A giugno
Partecipa a Cluzone (BG), con Pino Donaggio ed altri cantanti, ad una
manifestazione canora condotta da Johnny Dorelli (che incide per CGD i
brani Mi sono innamorato di te ed Angela).
Il 10 settembre
esce l'ultimo 45 giri per la Ricordi: Io sì / Una brava
ragazza, entrambe dal testo troppo esplicito per l'epoca, e dunque
censurate.
Nel gennaio 1964
inizia la collaborazione con l'etichetta discografica Jolly (Joker).
Il 15 aprile
esce il 45 giri di Ragazzo mio, canzone dedicata, a quanto
pare, ad Alessandro (figlio dell'amico Roy Grassi). La seconda
canzone è No, non è vero.
Il 7 gennaio 1965,
dopo parecchi rinvii per motivi di studio [la visita di leva risale
all'11 aprile 1958], si arrende all'inevitabile e parte per il servizio
militare a Firenze. Ma dall'8 gennaio fino all'11 marzo 1966 -
giorno in cui sarà posto in congedo - "Tenco
passa attraverso numerosi ricoveri in ospedale per non meglio precisate
malattie che gli fruttano complessivamente - stando alla fredda
eloquenza delle carte - 420 giorni di convalescenza! Praticamente
l'intero periodo della ferma" [Par., p. 94].
Intanto, il 14 maggio 1965
esce il secondo album, contenente Ho capito che ti amo,
Ragazzo mio e la prima versione di Vedrai vedrai.
Il 13 ottobre
dello stesso anno scrive alla fantomatica Valeria la prima
delle tre lettere conosciute dall'opinione pubblica [saranno pubblicate
dal quotidiano genovese Il Secolo XIX nel 1992].
In dicembre ,
grazie ad un permesso delle autorità militari, compie
una tournée di 10 giorni a Buenos Aires (Argentina), dove è
atteso come ospite d'onore ad una trasmissione televisiva, la cui
sigla è Ho capito che ti amo, scritta da Luigi e popolarissima
in tutto il Paese sudamericano. Gli viene tributata un'accoglianza
calorosa.
Il 22 dicembre,
alle ore 21, partecipa con enorme successo allo show televisivo "Casino
Philips", trasmesso da Canal 13.
Intanto, nel corso dell'anno, compone una serie di ballate che usciranno
postume nell'album Tenco canta Tenco, De André, Jannacci, Bob Dylan
(1972).
Nel 1966
stipula un nuovo contratto con la Rca ed incide Un giorno dopo
l'altro, che diventa la sigla della fortunatissima serie televisiva
Il commissario Maigret, il celebre personaggio di Simenon
interpretato magistralmente da Gino Cervi.
Per la nuova casa discografica incide altri capolavori: Lontano
lontano, Uno di questi giorni ti
sposerò, E se ci diranno, Ognuno è libero: le due
"anime" caratteristiche di Tenco, gli elementi portanti della sua vita
(amore ed impegno civile) coesistono perfettamente nella piena
maturità artistica, senza sovrapporsi o disturbarsi.
In agosto,
nella sede della Rca, a Roma, conosce la cantante italo-francese
Dalida: un incontro che sarà decisivo nella carriera artistica ed
esistenziale di Tenco, indipendentemente dal legame affettivo che legò
o meno i due artisti. In un'intervista al settimanale Oggi, rilasciata
nel 1987, la cantante italo-francese parlerà senza mezzi termini di una
travolgente storia d'amore. E basterà ancora ricordare che un mese
dopo la tragica vicenda di Sanremo Dalida cercherà di togliersi la
vita ingoiando un intero vasetto di barbiturici. Tuttavia, sull'argomento
le testimonianze divergono: Gianfranco Reverberi e Sandro Ciotti, ad
esempio, hanno sostenuto che "qualcosa" tra i due ci fu indubbiamente, ma
Ruggero Coppola esclude che Luigi fosse innamorato della collega (ed
ammette tutt'al più il contrario).
Fatto sta che nel settembre
dello stesso anno Tenco si reca a Parigi, insieme ad alcuni funzionari della
Rca, per presentare a Dalida la canzone Ciao amore ciao. E da lì nasce l'idea
della partecipazione di Tenco e Dalida al prossimo Festival di Sanremo.
A novembre
rilascia una celebre intervista radiofonica ad Herbert Pagani, di
Radio Montecarlo.
Alla vigilia del festival vari amici, tra cui Nanni Ricordi e Michele
Maisano, cercano di dissuaderlo: ma Tenco è ormai in gioco. Forse non
sa come fare; forse un po', in fondo, ci tiene. Sta di fatto che Fegatelli
riporta una sua dichiarazione che lo stesso biografo definisce come una
sorta di testamento, e che è comunque l'espressione dei suoi sentimenti:
"Io ho sempre imboccato la strada sbagliata. Sbagliai quando mi illusi di
diventare ingegnere e a casa mia non c'era una lira, sbagliai quando
mi misi a scrivere canzoni e quando mi illusi di fare un mestiere.
Ho sbagliato pure adesso a venire a Sanremo, anche se mi ci hanno
voluto loro, perché io non ho fatto una mossa per venirci, e magari
non ci fossi venuto mai".
Luigi "prende alloggio all'Hotel Savoy di Sanremo (l'albergo oggi non esiste
più, è stato chiuso una ventina d'anni fa). Occupa la camera 219, nella
dependence, una stanza collocata nel seminterrato... Era arrivato a
Sanremo in treno, da Roma, via Milano (dove era giunto in aereo) e Genova.
La sua auto, una Giulia verde, è rimasta a Roma. Tenco telefona alla Rca
e prega qualcuno di portargliela a Sanremo, in modo da poter rientrare
a casa, a Recco, al termine della manifestazione. La versione corrente
e accettata sostiene che nel cruscotto dell'auto, che un
funzionario della Rca diligentemente
guida fino alla Riviera dei fiori, è conservata la Walter PPK che gli
darà la morte" [Par., pp. 134-135]. La pistola era stata acquistata dallo stesso
Tenco nel novembre '66 per difesa personale: sembra infatti che avesse subito
delle minacce da alcuni sconosciuti.
"La vigilia del festival scorre tra i consueti rituali. Raffiche di
fotografie scattate qua e là accanto alla celebre partner, interviste.
Quattro chiacchiere con gli ammiratori e qualche autografo" [Par. p. 138]. Ma alla
sera, quando arriva il suo turno, Mike Buongiorno deve spingerlo in scena.
"Prima di mettere piede sul palco incrocia Marcello Minerbi, il suo
primo Pigmalione, e lo investe: 'Accidenti a te, se non avessi imparato
a suonare il sassofono oggi sarei diventato ingegnere" [Par., p. 139].
Sembra che, per farsi coraggio, Luigi abbia bevuto un'intera bottiglia
di grappa ed assunto qualche pasticca di Pronox (un tranquillante al
quale ha fatto ricorso altre volte). "Il cocktail che ne esce, micidiale,
restituisce al palcoscenico un Tenco stravolto, catatonico, svuotato di
energie, con i riflessi spenti" [Par., p. 140]. L'amico Danilo Dègipo, che
segue il festival alla tv, dirà che Luigi cantò malissimo. Anche Ruggero
Coppola dichiarerà: "Cantò malissimo, stonato e calante".
Ciao amore
ciao si classifica al dodicesimo posto, con soli 38 voti dei 900
disponibili. Il verdetto potrebbe essere neutralizzato dalla commissione
di ripescaggio presieduta dal giornalista Ugo Zatterin, direttore del
Radiocorriere Tv, il quale, forte della sua posizione, spinge
per La rivoluzione, uno squallido brano interpretato da Gianni
Pettenati. Il giornalista Lello Bersani e il regista Lino Procacci,
membri della commissione, si dimettono indignati.
Nella notte del
27 gennaio 1967,
nella camera 219 della dependance del Savoy, Tenco - sempre secondo
la ricostruzione ufficiale - si spara un colpo alla testa.
Prima di morire, "verga con grafia incerta (ci vorranno cinque perizie
e molti anni per attribuirgliene con certezza la paternità) il celebre
biglietto, che poi verrà letto come un duro atto d'accusa contro la
spietata macchina del festival" [Par. pp., 146-147]. Ecco il testo:
Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente
5 anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della
vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che
manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che
seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee
a qualcuno.
Ciao. Luigi.
Restano tuttavia molte
ombre sulla vicenda del suicidio, tanto che il fratello Valentino si
è battuto fino ai suoi ultimi giorni affinché venisse riaperta
l'inchiesta.
Alla signora Teresa viene detto che il figlio è rimasto ucciso in un
incidente stradale, e la verità le verrà risparmiata ancora per qualche
tempo.
I funerali di Luigi si svolgono il
30 gennaio a
Ricaldone, paese d'origine della famiglia materna. La madre,
sofferente di cuore, è rimasta nella villa di Recco,
per ordine del medico. Fra i presenti, per quanto riguarda il mondo
della canzone, soltanto Fabrizio de André e Michele Maisano, insieme
alla prima moglie di Gino Paoli, Anna Fabbri.
Scrive Fegatelli: "È difficile dire che cosa sarebbe diventato oggi Tenco. Sappiamo della sua decisione, a un dato momento, di smettere e continuare a comporre solo per
altri (Mina, ad esempio). Molti, in contraddizione col suo terror panico del
pubblico, sono certi che oggi sarebbe un formidabile animale da palcoscenico, uno
show-man versatile ed eclettico alla stregua, solo per fare un esempio, di
un Yves Montand. [...] A Tenco fu tributato, anche se postumo, un riconoscimento
molto ambito in vita. [...] Tenco non ha conosciuto la stagione delle rughe,
mentre qualcuno ha messo su pancia, qualcun altro è diventato calvo, a molti
gli ideali si sono ristretti e tu, fratello minore, sei diventato quasi
padre. Eppure, leggere il suo nome su una targa di un largo alla periferia
di Roma ci ha riportato improvvisamente quel dolore intenso che provammo
trentacinque anni fa, una mattina d'inverno su di un tram, nel leggere
la notizia, nel vedere su un giornale il suo volto contratto in una
smorfia, fermo nella fissità di un'opera d'arte non più riproducibile"
[Feg., p. 119].
Chiudiamo questa breve biografia con qualche cenno sulla fortuna postuma
di Tenco.
Nello stesso anno della sua morte, vengono stampati cinque 45 giri e un LP (per lo
più con materiale Ricordi). Il 1° maggio nasce a Venezia il primo club intitolato
a Luigi Tenco, presieduto da Ornella Benedetti.
Nel 1972 la Joker pubblica un gruppo di inediti del biennio '64/'65, che,
all'epoca non erano neppure stati accettati dalla Siae. Il 10 agosto
dello stesso anno, per iniziativa di Amilcare Rambaldi (floricoltore
sanremese), si costituisce il Club Tenco di Sanremo, che l'anno seguente
allestisce i primi spettacoli, invitando fra gli altri Giorgio Gaber, Francesco
Guccini e Roberto Vecchioni.
Nel 1974 nasce ufficialmente il Premio Tenco. La prima edizione ospita fra gli
altri Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, Leo Ferré, Gino Paoli, Angelo
Branduardi, Antonello Venditti.
Nel 1977, a dieci anni dalla morte, la Rai dedica a Tenco un film-inchiesta
(Vedrai che cambierà) che viene duramente contestato dal fratello Valentino.
Nel 1984, in un cofanetto triplo (con note di Bruno Lauzi, viene ristampato
il materiale Ricordi (36 canzoni).
Nel 1987 (ventennale della morte di Tenco), Dalida muore suicida a Parigi.
A partire dall'edizione del 1989, Lontano lontano, sigla d'apertura
del Premio Tenco, viene eseguita in diretta da un interprete ogni anno diverso.
Nel 1992, si tiene a Ricaldone una tavola rotonda che si svolge sulla sensazione
destata dalla pubblicazione, sul "Secolo XIX", di tre lettere a Valeria,
la donna a cui Tenco era legato negli ultimi anni. Vi partecipano, fra gli
altri, il fratello Valentino, Paoli, Rambaldi e Cristiano De André.
Nasce così l'idea di una rassegna annuale, che si chiamerà "L'isola
in collina".
Nel novembre 1995, all'indomani del Premio Tenco, muore Amilcare Rambaldi.
Nel novembre 1997 muore Valentino Tenco.
Nel 2001 esce un omaggio discografco collettivo: Come fiori in mare,
inciso da diversi interpreti fra i quali Teresa De Sio e Ivano Fossati.
Nel 2002 i Club Tenco annuncia l'acquisizione dei diritti dell'intera produzione
tenchiana, col progetto della pubblicazione integrale.
Nel 2003 la Procura di Sanremo annuncia la riapertura dell'inchiesta sulla morte di Luigi.
|
|
|
|