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Cara maestra
Ecco un mio tentativo di contestualizzazione di "Cara Maestra".
Sembrerà incredibile ma nei meravigliosi anni sessanta conobbi Tenco come poteva accadere in una
remota provincia dell'Unione Sovietica.
Ebbi la fortuna di ascoltare "Cara Maestra" grazie a Paolo, un amico di un mio cugino. Il disco
circolava quasi clandestinamente, di mano in mano, era il primo LP di Tenco e conteneva anche
questa canzone: libertaria, ironica, molto semplice, che denunciava e criticava l'incoerenza
delle istituzioni.Il disco, dopo l'uscita della prima tiratura, fu subito censurato e Luigi
escluso dalla diffusione RAI per circa due anni consecutivi, anche con tutte le altre sue opere
(voglio ricordare che in quei meravigliosi anni sessanta esisteva un solo canale Rai e nessuna
televisione né radio privata). Quando ascoltai "Cara Maestra", fui molto turbato e colpito,
perché quella canzone diceva le cose che quotidianamente pensavo, ma che pubblicamente non avrei
mai avuto il coraggio di sostenere. Inoltre, vorrei ricordare che, nei primi anni sessanta,
la cultura, anche quella di sinistra, era intrisa di idee assimilate durante il ventennio
fascista, infatti Chiesa, Stato e Famiglia si comportavano da padroni assoluti, mentre i giovani
e le donne non avevano nessun diritto, anzi, se uno andava a casa a reclamare di aver subito
un'ingiustizia, un'angheria o qualsiasi altro torto rischiava una seconda e più pesante
punizione.
In quei meravigliosi anni sessanta, noi maschietti portavamo i capelli a spazzola (come i
militari), avevamo il vestito per i giorni feriali e quello per i festivi: alla festa era
d'obbligo il vestito grigio con fazzolettino nel taschino e la cravattina (o farfallina)
elasticizzata di color grigio perla. La Domenica era quasi obbligatorio andare all'oratorio,
con il rito della tessera oratoriale da bucare (testimonianza di un controllo ferreo
Chiesa-Famiglia). Noi maschi andavamo a scuola con la divisa nera, con il colletto bianco
rigido e un bel fiocco azzurro, sulla manica sinistra della blusa, ben cuciti e in bella mostra,
portavamo i numeri romani della classe d'appartenenza; naturalmente, le classi erano severamente
suddivise in maschili e femminili (le femmine erano vestite con grembiulino bianco e fiocco
rosa).
Se qualcuno disturbava, la maestra lo metteva in castigo dietro la lavagna, altre volte gli
faceva allungare le mani sul banco e le picchiava più volte con la bacchetta. Ma quando entrava
in classe il Direttore (o altra autorità), il capoclasse aveva l'ordine di lanciare l'"Attenti!"
(Tutti in piedi). Quando ci si muoveva negli spazi collettivi, si marciava in fila per due e
rigorosamente in ordine d'altezza. Le vacanze le passavamo presso le colonie elioterapiche,
che erano ancora in piena efficienza, molto spesso gestite da suore con abiti neri che
normalmente ci censuravano la corrispondenza, era infatti obbligatorio l'uso di cartoline
postali aperte; tutti i giorni ci facevano fare alzatacce per partecipare alla Santa Messa e
subito dopo tutti insieme a cantare una canzoncina patriottica, durante il rito dell'alza o
ammaina bandiera.Anche la gestione degli ospedali era delegata alle suore (però in questo caso
vestite con abito bianco), molto spesso non avevano nessuna conoscenza, né capacità, sanitaria
ma erano delle grandi maestre d'economato, soprattutto gestivano perfettamente le relazioni e
l'ordine gerarchico. Le chiese erano piene di tende d'oro e marmi colorati, frutto di donazioni
e lasciti per grazie ricevute, i parroci erano sempre indaffarati a portare qualche madonna
pellegrina in processione. Il cinema, molto spesso era quello dell'Oratorio, trasmetteva film
con i baci tagliati come meravigliosamente descritto nel film "Nuovo Cinema Paradiso".
La politica era quella paternalistica, dei ministri o dei sindaci che gridavano alla gente
"vincere o morire!", delle continue inaugurazioni (tagli di nastri tricolori da parte di politici
con fasce tricolori) alla presenza di una nutrita schiera d'autorità militari, civili e religiose
(tutto questo c'era propinato, prima d'ogni film, dal cinegiornale "Settimana INCOM").
In quel clima culturale "Cara Maestra" fu, per me, dirompente. Luigi con quelle tre semplici
strofe mi diede, e ci diede, voce, mi fece capire che la mia voglia di ribellione, che mi
pervadeva corpo e mente, era legittima; trovai finalmente il mezzo per parlarne con il mio
compagno di banco e scoprii che anche lui pensava le stesse cose, parlando con gli altri
compagni scoprimmo che quasi tutti pensavamo le stesse cose, ma non osavamo dirlo per paura
d'essere giudicati diversi o cattivi e temevamo le dure punizioni. Credo che la guerra del
Vietnam e la Beat-Generation, insieme a cantautori impegnati come Luigi Tenco, diedero alla
mia generazione la consapevolezza che opporci a questo modello culturale era giusto e doveroso,
che forse la ribellione era solo incubata e iniziò proprio così il movimento dei giovani
contestatori italiani che poi sfociò nel sessantotto politico e purtroppo in tutto il resto.
Ecco perché "Cara Maestra" è la canzone che mi fatto scoprire Tenco e mi ha cambiato la vita!
[Analisi di Renzo Zannardi, tratta dal sito di
Maria
Vittoria Conconi]
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