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Io sì


“Io sì” è stata pubblicata nel primo LP di Luigi Tenco nel 1962, insieme a “Cara Maestra” e “Mi sono innamorato di te”.
Credo che questa triade di canzoni fu la causa maggiore che rese Luigi Tenco un autore inviso al potere, infatti, proprio per il contenuto di questi suoi pezzi, oltre alla sua posizione politica, venne fortemente discriminato e censurato dai mezzi di diffusione di massa di allora (radio e tv). Credo che “Io sì” sia uno dei testi, per l’epoca, con il linguaggio più esplicito nel parlare di sessualità, ma anche uno dei pezzi più teatrali, proprio per questo motivo, più volte, ho pensato di metterlo in scena come “scheggia” teatrale o… .
Io “Io sì” la rappresenterei così: Due compagni di liceo, Gigi ed Anna, s’innamorano, lui è un bohémien interessato soprattutto alla politica, alla filosofia e alla musica, lei una bella ragazza molto ricca che si è persa per questo giovane intellettuale. Anna è di famiglia borghese e per cultura familiare, nonostante la sua giovane età, pensa già ad una sistemazione economica e sociale per il futuro. Dopo l’ubriacatura amorosa, tra i due giovani, inizia un periodo tira e molla fino a che le loro strade si separano.
Gigi soffre molto per la perdita di quell’amore complicato, frequenta l’università senza troppo entusiasmo, coltiva soprattutto l’amore per la musica e la politica, si è ormai convinto che si può contribuire a migliorare il mondo anche con note e parole. Anna si laurea, senza nessuna intenzione di esercitare una professione, infatti, si sposa molto giovane con un affermato professionista molto più grande di lei. La sua è una storia simile a tante altre della borghesia italiana degli anni sessanta, un matrimonio grigio, un figlio, una governante, una vita scandita dalla noia e vissuta insieme alle amiche, tra una canasta e un bridge, con la variante che alcune serate si passano al circolo parrocchiale con la scusa della beneficenza.
Non si può certo perdere lo spettacolo teatrale del sabato sera, insieme a marito e amici, naturalmente tutti elegantissimi… . Andare a teatro serve non solo per arricchirsi culturalmente, ma soprattutto per avere nuovi argomenti di discussione (fare del gossip) durante la noiosa settimana. Infatti durante le partite a canasta o bridge si può criticare l’abito o il trucco di un’amica, parlare della figlia del dottore che era accompagnata dal figlio del commendatore, discutere di quella strana compagnia teatrale che non ha convinto fino in fondo, delle luci che andavano più fioche e più calde… . Infine, per Anna e famiglia, arriva la domenica: tutti a pulirsi l’anima in chiesa “mostrandosi” nelle prime file durante la messa “grande”, magari impellicciati e stracolmi di gioielli, provando a farsi notare per generosità durante l’offertorio. Naturalmente, sulla strada verso casa, una breve e doverosa sosta per comprare le paste con la crema. Per non parlare delle vacanze: quelle invernali a Cortina con i vip provenienti da tutta Italia, mentre quelle estive (due mesi) rigorosamente a Viareggio con parenti e amici, per i mariti, solo i quindici giorni centrali agostani, magari dovendo ascoltare qualche barzelletta acida sulle corna subite per colpa di bagnini ignoranti ma muscolosi.
Insomma Anna è la classica borghese che vive in un bel appartamento del centro di una grande città del nord, è insoddisfatta perché ha una vita monotona e “grigia”, nei momenti di massima sincerità, dovuta ad un poco di depressione, si confida con le amiche: mio marito è un pantofolaio, tutte le sue giornate sono uguali e prevedibili: sveglia presto, lavoro, cena, giornale, tv...
Intanto gli anni passano e nulla mai cambia. Anche il sesso, mai una fantasia, mai un brivido, mai che sappia tirar fuori da me qualcosa di forte che sento di aver dentro.... La bella signora pensa sempre di più che ci vorrebbe una botta di vita, però senza perdere i privilegi economici, né lo status sociale, che ha conquistato. L’amica del cuore, compagna del liceo, oltre che una pettegola insoddisfatta, anch’ella con un matrimonio borghese per interesse, le suggerisce: perché non ti fai l’amante? L’hanno ormai tutte, anche le servette! La bella signora è turbata, sente dentro il corpo qualcosa che le ribolle, sente gli ormoni impazzire, vive sensazione che non provava da anni. Per nascondere il rossore e l’imbarazzo risponde all’amica: faccio fatica a sopportar un uomo pensa se dovessi gestirne due…. L’amica sorride in silenzio, poi maliziosamente fa la saputella e replica: l’amante mica lo devi sopportare, lo vedi solo quando lo desideri, quando siete insieme avete cose molto interessanti da fare e soprattutto ti riempie di regali e attenzioni… . La sera dopo, mentre tra amiche giocano a canasta, come fanno quasi sempre, la solita amica saputella le dice: sai quel nostro compagno di liceo, non ricordo neppure il nome, quello un po’ strano, mezzo rivoluzionario, quello che ti filava, e che a te piaceva un casino, forse avevi avuto pure un filarino..., dicono che canti molto bene ed è molto apprezzato in certi ambienti. L’ho incontrato settimana scorsa in centro. Sai, parlando dei bei tempi..., mi ha chiesto di te, mi ha detto che si esibirà giovedì prossimo al teatro Nuovo.Tu l’hai mai più visto? Nò, non l’ho più visto, però a volte l’ho pensato e mi sono chiesta: chissà come sarebbe stata la mia vita, se mi fossi messa con lui. Devo confessare che quel ragazzo mi intrigava molto, ma sapete: la famiglia, il futuro, la sicurezza... ... Nei giorni seguenti la giovane donna è molto agitata e turbata, le ritornano in mente i baci per la strada, le carezze rubate al cinema, i discorsi stravaganti, a lei sconosciuti, di quel giovane compagno di scuola che le parlava del mondo di domani. Gigi era uno che aveva sicuramente fascino, con quel suo carattere introverso, con quei suoi sbalzi di umore, con quei sui occhi neri e profondi, con quel sorriso sbeffeggiante e ironico e nello stesso tempo triste. La donna si ricorda anche di una proposta ricevuta da Gigi che lei giudicò “balzana”: fare una vacanza insieme su di un’isola sperduta senza soldi né bagagli, le vengono in mente anche le belle poesie che le scriveva...
Dentro di lei cresce la voglia di rivederlo, magari chissà? All’improvviso la donna si ricorda di aver conservato una di quelle poesie, la cerca con ansia fino a trovarla dentro un vecchio libro di latino tutto impolverato. Apre il foglio lentamente e con un leggero tremore alle mani, legge la dedica che riporta: cara Anna, ti ho scritto questa poesia perché un giorno, chissà quando, tu possa ricordarti di me, volevo anche dirti: “se vuoi amar l’amore, tu non le chiedere quello che non può dare”.
La donna scoppia a piangere, lo scritto è vergato in china nera con una calligrafia minuta ma sicura, si nota molta cura e minuzia per i particolari, tutte cose che lei precedentemente non aveva notato. Poi legge la poesia che si intitola “Ti Ricorderai”. La giovane donna la legge più volte, poi la porta al petto e piange abbondantemente e rumorosamente, trema, è quasi in preda ad una crisi di nervi. Attende con ansia che venga il giovedì sera per andare al Teatro Nuovo, infatti, con la scusa della beneficenza in parrocchia, si reca al concerto. Arriva sola e con largo anticipo, mentre è in attesa di fare il biglietto, da un capannello di persone, sente parlare di Gigi, si avvicina al gruppo per carpire qualche parola di più, sente che dicono che questo giovane artista è una bella promessa della canzone d’autore italiana, uno che ha molte cose da dire e soprattutto le dice con un linguaggio nuovo, uno che sicuramente farà molta strada. Un signore distinto sostiene che oggi ha già un suo pubblico di nicchia (giovani intellettuali) che lo apprezzano molto, ma ha difficoltà a far passare le sue opere sui mezzi di comunicazione di massa.
La donna è incuriosita ed è profondamente stupita, ritarda ancora l’acquisto del biglietto per seguire le ultime chiacchiere. Si sente quasi eccitata, pensa: sarà questa la botta di vita che sto tanto cercando? Fa il biglietto e va a sedersi nella poltroncina numerata. Durante il concerto è letteralmente inebriata dalla bravura dell’artista, appena terminato lo spettacolo si alza e, senza nessun controllo (né bon ton), urla a squarciagola: bravo Gigi! Bravo Gigi! Poi si alza frettolosamente e si avvia verso il palco per salutarlo. Lui la vede, salta giù dal palco, le si avvicina, poi le schiocca due baci sulle guance e l’abbraccia con allegria. Chiacchierano alcuni minuti, fitto fitto, come succede quasi sempre tra ex compagni di liceo che si sono persi per anni, lui le chiede se può attendere alcuni minuti che deve sbrigare alcune faccende, firma alcuni autografi e il borderò (documenti SIAE)... Pochi minuti dopo ritorna da lei e l’invita a bere qualcosa fuori porta, lei pensa che farà tardi e dovrà giustificarsi con il marito... ma ha deciso: chi se ne frega! Salgono sull’auto di Gigi (una vecchia e mastodontica Mercedes chiara), poi si dirigono velocemente verso un localino di periferia che lui conosce bene (lontano da occhi indiscreti).
Parlano fino a notte fonda, discutono del loro passato e del loro presente, lei è piena di sorrisi e sguardi languidi, poi prende decisamente l’iniziativa, appoggia dolcemente la testa sulla spalla dell’uomo e, con un sorriso disarmante, gli dice: se vuoi potremmo parlare anche del nostro futuro, facendo maliziosamente intendere che le loro storie si potrebbero anche rintrecciare (come amanti). A questo punto Gigi si fa serio e ha uno sbalzo d’umore, si alza e si avvia verso la sua auto e ritorna imbracciando una chitarra acustica, si siede di fronte ad Anna e le dice: questa l’ho scritta per te. Luigi intona la canzone. Lei piange. Lui posa la chitarra, le prende dolcemente una mano tra le mani e le dice: alcuni anni fa hai scelto di vivere una vita agiata e sicura, invece di dar ascolto ai sentimenti, ora è giusto che ne paghi anche le conseguenze. Sai, io ho le mie radici tra i contadini piemontesi, appartengo alla cultura popolare, sono un uomo di terra e di vino, proprio per questo ti voglio raccontare un vecchio proverbio: “non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca”. Lei capisce, è umiliata e piange abbondantemente, si strofina gli occhi che sono completamente rossi e lucidi. Il giovane artista si alza, paga il conto, porge la giacca alla donna e si avvia camminando velocemente verso la macchina. Con un gesto da cavaliere dell’ottocento le apre la portiera, dopo che è salita chiude la portiera e la riporta a casa. Si ferma con discrezione all’angolo della via, baci amichevoli sulle guance e poi la saluta dicendole: ormai...

[Analisi di Renzo Zannardi, tratta dal sito di Maria Vittoria Conconi]
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