|
|
La ballata del marinaio
Luigi Tenco parla di guerra in diverse canzoni: “La ballata dell’eroe” (De Andrè), “E se ci
diranno”, “Padroni della terra” (una sua versione de “Il disertore” di Boris Vian), “Io vorrei
essere la”, “Li vidi Tornare”… In alcune di queste canzoni inserisce solo dei rimandi alla
guerra, in altre se ne occupa in modo più diffuso, articolato, e compiuto. Però solo nella
ballata del marinaio analizza così in profondità i motivi che portano alla guerra. Solo nella
“ballata del Marinaio smaschera la truffa che subiscono i soldati che vanno a combattere. Luigi
Tenco ha trattato il tema della guerra interpretando, da protagonista, anche un film (“La
cuccagna”), dove generali e guerra vengono sbeffeggiati e ridicolizzati. Luigi Tenco parla
diffusamente della guerra anche nel dibattito avvenuto a “Beat 72” nell’autunno del 1966.
Insomma parla molto spesso di guerra ma lo fa in modo “tenchiano”e perciò per niente retorico.
La ballata del marinaio è una ballata pacifista completamente diversa da tutte le canzoni
antimilitariste dell’epoca, infatti, non parte da una posizione ideologica precostituita per
descrivere gli orrori della guerra, non parte neppure da una valutazione politica: guerra
giusta o sbagliata! Parte semplicemente dall’uomo dalla sua vita privata, dai suoi affetti,
dai suoi sogni. E' una ricerca più intimista, sociologica molto avanzata. Si intuisce subito
che il compositore ha un obiettivo molto forte: dimostrare che gli uomini sono tutti uguali e
che tutti hanno dei sogni e che le guerre avvengono non negli interessi del popolo ma dei
potenti. Mi pare che Luigi, nella “Ballata del Marinaio” sia riuscito a raggiungere pienamente
questo proposito.
Tenco quando parla di soldati ne parla al singolare, forse perché vuole dimostrare che in guerra,
alla fine, ci vanno tanti singoli e che solo accettando di andarci formano un esercito. Luigi
vuol dimostrare anche che, alla fine, i soldati restano sempre dei singoli che combattono e
muoiono da soli. Tenco sembra anche chiedersi: cosa può fare un singolo per salvare il mondo
dalla guerra? La risposta sembra essere: disertare!
Le frasi che sintetizzano il concetto sono queste: "un marinaio in mezzo al mare con una barca
ed un cannone è andato a fare la sua guerra…".Quando invece parla del potere l’autore scrive al
plurale, infatti, dice: "...gli han detto che il nemico è uno strano essere, gli han detto che chi
ha dei sogni da difendere..."
In questa ballata ci fa capire che IL POTERE, per autoconservarsi o espandersi, ha bisogno di
inventarsi sempre nuovi nemici. Per convincere il popolo della necessità della guerra, prima fa
molta propaganda scomodando parole ridondanti, che abbiano un forte senso evocativo o ideologico
come: religione, democrazia, patria, morale, libertà, razza, valori... (racchiudendo tutti questi
concetti nella parola “sogni”). Coloro che pensano alla guerra come mezzo utile per la
risoluzione di controversie territoriali o politiche, o per conquistare nuove terre e ampliare
le proprie ricchezze, molto spesso usano la strategia psicologica e sociologica di tenere il
popolo ignorante! Diffondono falsità e paure. Con queste tecniche riescono a fare facilmente
breccia tra gli uomini che, piano piano, iniziano a convincersi della necessità della guerra.
Nella ballata del Marinaio Tenco tenta di capire come un uomo possa arrivare ad uccidere un
proprio simile e soprattutto il perché. Si spinge anche a dire che la guerra è sostanzialmente
un fatto individuale (parla al singolare) e che nasce dall’ignoranza, infatti, sostiene: "Gli
hanno detto che il nemico è uno strano essere che non ha cuore, che non sa sognare". Se questa
affermazione è corretta, la risposta del cittadino non potrà che essere: se il nemico è uno
strano essere significa che non è uno come noi, è uno diverso (quasi un extraterrestre, inumano,
uno senza: capacità affettive, sogni, fede, ideali…). Con questa “preparazione” il potere è
riuscito nel suo intento d’inculcare l’idea che questo “diverso” potrebbe essere pericoloso
(come se fosse un animale feroce) sia per lui sia per i suoi cari, uno che potrebbe togliergli
la serenità, il benessere. La libertà, uccidere, ..., infatti, si chiede: se "non ha
cuore e non sa sognare" significa che non capirà mai quelli come noi che hanno cuore e sanno
sognare..., insomma è uno molto pericoloso (un essere mostruoso). Dopo che il cittadino ha
maturato questa paura, e convinzione, cosa gli dice il potere? "Gli han detto che chi ha dei
sogni da difendere deve combattere contro il nemico". Ecco questo è il COMMANDO! Ormai il
cittadino è pronto, recepisce che per il proprio bene e per quello della sua comunità, deve
fermare questo “mostro”. Soprattutto deve difendere i propri sogni e la propria civiltà..., lo
deve fare anche combattendo fino alla morte, magari immolandosi fino a diventare un eroe per
la patria (“La ballata dell’eroe...”). In questa Ballata basterebbe sostituire "sogni" con
"valori" ed ecco la frase più gettonata nella lotta in atto tra società islamica e l’occidente:
NOI dobbiamo difendere i nostri valori occidentali dall’invasione culturale islamica...
(“sogni”), LORO devono difendere i loro valori islamici dagli infedeli occidentale... (“sogni”).
Luigi ci racconta che il marinaio partì proprio così per la guerra: "Un marinaio in mezzo al
mare (il mare come fosse il mondo, uno spazio immenso senza gli altri) con una barca ed un
cannone. E' andato là per fare la sua guerra ad un nemico che non ha mai visto (perciò uno che
personalmente non conosce). Con sé ha portato il ritratto di una donna con qualche lettera con
i suoi sogni". Per esorcizzare la paura della solitudine, bisogno di sicurezza e affetto.
Il marinaio combatte e vince la sua battaglia, infatti, "…il suo nemico ormai è andato a fondo.
Però qualcosa è rimasto sulle onde e lui va vedere cosa mai può essere" (è quasi sorpreso –
cosa mai potrà mai essere rimasto sulle onde - come se non immaginasse neppure che il nemico
potesse aver portato qualcosa con sé…), "trova il ritratto di una donna e qualche lettera sogni
di un uomo andato a fondo". Cosa? Anche lui aveva dei sogni? Anche lui voleva esorcizzare la
paura della solitudine, aveva bisogno di sicurezza e affetto...
Tenco con questa sua meravigliosa chiusura ci ricorda che gli uomini sono TUTTI UGUALI, che i
sogni e le aspirazioni sono anch’esse di tutti; ricorda che tutti gli uomini hanno un amore,
dei valori, dei sogni da difendere, ma purtroppo non si conoscono e conseguentemente non si
confrontano… . Purtroppo i popoli sono vittime sacrificali d’altri uomini (Il potere). Poi,
dopo le distruzioni, molti si accorgono (purtroppo sempre "DOPO") di essere stati usati,
truffati..., si accorgono che i morti erano padri, madri, figli come loro... Iniziano a
ricostruire, fare buoni propositi, salvo poi perdere la MEMORIA STORICA e ricadere nella
stessa trappola . Infatti, prima sono stati fatti i campi di sterminio poi, dopo che milioni
d’uomini sono andati in fumo, ci si è accorti che Ebrei, omosessuali, zingari, politici...
erano uomini non dei “diversi” ma uomini come noi. Luigi lascia aperta la strada alla domanda
che si porrà successivamente anche Francesco Guccini in “Auschwitz”. Fortunatamente, il 27
Gennaio è diventata la giornata della memoria e per puro caso è anche il giorno della memoria
della morte di Luigi Tenco.
[Analisi di Renzo Zannardi, tratta dal sito di
Maria
Vittoria Conconi]
Copyright 2009 Renzo Zannardi. Tutti i diritti sono riservati.
Tutto ciò che è rappresentato su queste pagine appartiene a Renzo Zannardi.
L'autore ne consente l'uso, con previa citazione, esclusivamente per iniziative culturali e divulgative che non abbiano scopo di lucro.
Per chiedere l'autorizzazione scrivere a
balans@alice.it
|
|
back
|
|