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La mia valle
"La chiarezza adorna i pensieri profondi". Tra i miei aforismi prediletti vi è da sempre questo del grande moralista francese Vauvenargues (al secolo Luc de Clapiers), che ai miei occhi trova compiuta realizzazione ne La mia valle. Non fatico certamente ad ammettere che nel repertorio di Tenco altre canzoni, ancor più suggestive ed improntate a identica chiarezza e profondità, potrebbero ambire alla stessa funzione; ma poiché l'inconscio è tale per definizione, e spesso impervie e impraticabili risultano le sue vie, per me resta particolarmente significativo, forse perché assolutamente spontaneo, l'accostamento indicato.
C'è però un altro pensiero, meno istintivo ma anche più oggettivo, che non posso respingere al cospetto de La mia valle: ed è che, ferma restando la sua assoluta trasparenza semantica, il testo acquista in intensità se si considerano altri due brani di poco anteriori ma tematicamente affini, che sono Il mio regno e In qualche parte del mondo. Il motivo di fondo è infatti lo stesso: ovvero - per usare le parole di Enrico De Angelis nel suo volume Io sono uno. Canzoni e racconti - "il sogno di evasione, di fuga, di isolamento", che a mio avviso, più che entrare con esso "in contraddizione", si pone in un rapporto dialettico con l'atteggiamento di "apertura agli altri, al mondo esterno, alle problematiche civili e sociali", che contraddistingue altre composizioni di Tenco. Tant'è vero che i due atteggiamenti non solo si presentano in testi coevi, ma a volte coesistono in una stessa canzone.
Tornando a La mia valle in che senso questa canzone si illumina di più intensa luce se raffrontata a Il mio regno e In qualche parte del mondo? Come ho già detto, l'affinità tematica fra i tre componimenti è palese, ma dal primo all'ultimo vi è come un approfondimento progressivo, che conduce il protagonista (diciamo pure Tenco, anche se sono il primo a dubitare della liceità di un'identificazione automatica fra autore ed io-narrante) a una superiore presa di coscienza riguardo alla meta finale del suo sogno d'evasione: un sogno che, se vogliamo evitare fraintendimenti, non equivale a una "fuga" fine a se stessa (anche perché, a ben pensarci, non esiste una fuga fine a se stessa), ma bensì alla "ricerca" di una realtà o, meglio, di una dimensione esistenziale più autentica e rassicurante. Ecco dunque, procedendo con questo criterio di lettura, il passaggio dalla dimensione puramente utopistica di un irrealizzabile regresso al mondo dell'infanzia (Il mio regno), alla dimensione affabulatoria di un luogo immaginario (e alquanto stereotipato, se vogliamo) ma teoricamente accessibile (In qualche parte del mondo), fino alla visione più realistica e suscettibile di concreta (anche se inattuata) realizzazione, rappresentata appunto da La mia valle.
Nonostante l'assenza di precisi dettagli paesistici, in quest'ultimo brano è infatti evidente che non si tratta più di un regno fiabesco e irreale, né di una generica e improbabile spiaggia situata in qualche imprecisabile "parte del mondo", ma bensì di un sospirato ritorno alle proprie radici, e più concretamente ai luoghi in cui il protagonista è cresciuto imparando ad amare il gioco perenne e fascinoso della natura, e ad apprezzare la vita umile ed autentica della sua gente in contrapposizione (si presume) ad un'alienante civiltà urbana tenacemente impegnata nel gioco fatuo del formalismo e dell'ipocrisia. Ed ecco allora che nei due versi finali, in cui è esplicitata la motivazione profonda di una scelta perentoria e irrevocabile, nemmeno col famigerato senno di poi è lecito cogliere un'ombra premonitrice di quanto sarebbe accaduto [ma che cosa è realmente accaduto?...] appena cinque anni dopo, quanto piuttosto l'incoercibile proposito di affrontare l'ineluttabile istante finale in un ambiente familiare, amato e insieme rimpianto, e atto in quanto tale a infondere serenità e sicurezza al vivere... fino a quando (il "se" del penultimo verso non ha ovviamente valenza ipotetica, ma temporale) occorrerà appunto morire. Più chiari (e più profondi) di così!
Copyright 2008 Giuseppe Cirigliano.
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