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Quando


Premesso che l'analisi di "Quando" potrebbe concludersi semplicemente dicendo che è un'immensa e sublime canzone d’amore romantico. Però...

"Quando" per me è anche il primo pezzo veramente importante di Tenco: nasce nel periodo in cui Luigi coltiva uno stretto rapporto di amicizia con Gino Paoli, sono gli anni che vivono insieme a Bocadasse.
Forse sarà anche per questo motivo ma trovo alcune importanti analogie tra "Quando" e "Il cielo in una stanza" (altro grande capolavoro). Entrambe sono opere del 1960, i due artisti ci raccontano due storie d'amore differenti: Tenco descrive un amore romantico smarrito che spera ardentemente di ritrovare (tema apparentemente frusto), Paoli invece racconta di un amore carnale vissuto in una stanza d'albergo (tema nuovo, atipico per l'epoca).

Credo che Luigi, come primo pezzo importante, abbia voluto scriverlo rispettando i canoni classici del romanticismo (l'unico), forse proprio per dimostrare che anche lui sapeva scrivere in quel modo. Le due opere trattano l’amore visto da diversa angolazione, ma, secondo il mio punto di vista, hanno parecchi punti di contatto. Entrambe le opere iniziano con un "Quando" (il tempo), entrambi gli autori, per descrivere le loro storie amorose, hanno bisogno di collocarle in spazi immensi (lo spazio).
Tenco addirittura usa una simbologia che coinvolge il cosmo e gli abissi marini fino ad immaginare che: una stella dall'alto del cielo, osservando le sue pene d’amore, perda energia luminosa sotto forma di lacrime fino a spegnersi (restare al buio per la morte di un amore) e tutte le lacrime versate (sofferenza) precipitando in fondo mare diano vita ad una preziosa "perla" (luce simbolo del ritrovato amore). Quando l'amore sarà ritrovato: "un violino suonerà: la musica dolce scenderà...", anche la stella ritornerà a brillare (la perla restituirà l'energia persa alla stella, ricaricandola...).
Perciò Luigi paragona la stella ad un occhio luminoso che domina l’universo dall’alto del cielo e vede le pene amorose degli uomini ("nel vedere solo e triste il mio cuor"), naturalmente essendo un occhio esterna le proprie sofferenze con le lacrime ("son tutte le lacrime che ha pianto la stella..."), a forza di piangere la stella esaurisce la sua energia fino a spegnersi, questa cecità rappresenta la fine dell'amore ("s'è spenta da quando il mio sogno è svanito, da quando il mio amor fuggi da me..."). Però tutte le lacrime della stella non sono svanite nel nulla, sono precipitate in fondo al mare (non si dice un mare di lacrime?), negli abissi marini esse, lentamente, e con l'apporto di altre sostanze, si trasformano in una preziosa perla.

Luigi forse usa questa metafora dell'energia, rifacendosi alle leggi della fisica: "nulla si crea, nulla si distrugge tutto si trasforma" (sono gli anni in cui è studente di ingegneria), forse con questa metafora intende farci conoscere il suo vero pensiero sull'amore: l'energia amorosa non può distruggersi, può solo modificarsi, trasformarsi, magari mutarsi in altri sentimenti…, quando non sei più stordito dal dolore questi sentimenti puoi riconoscerli e apprezzarli (Luigi esprime questi concetti anche in altre sue opere: "Lontano Lontano", "Ti Ricorderai" e molte altre ancora). Perciò la perla rappresenta la materializzazione energetica, l'amore ritrovato e nasce in perfetta continuità con l'energia precedente materializzata nella stella ("solo quando il mio amore tornerà da me"), perciò nasce dallo stesso dna (è con lo stesso principio fisico delle stalattiti), questa nascita richiede: tempo e pazienza, ma poi... le sedimentazioni ci donano meravigliose opere e sculture (come l'amore). All'improvviso irrompe la musica, il canto di Luigi, sprigiona un’energia capace di rompere l'incantesimo e far dischiudere il guscio della conchiglia (lo scrigno che contiene la perla), liberando così finalmente l'amore che già esisteva ma ancora viveva nascosto, prigioniero nel buio e freddo degli abissi marini. Luigi non lo dice, ma io immagino che lo abbia pensato così: l'amore appena liberato risale dagli abissi fino ad emergere sotto le sembianze di una meravigliosa "ninfa" che esce dall’acqua con una perla bianca tra le labbra color corallo e suona un violino. Infatti Luigi descrive così la pace ritrovata: "la musica dolce scenderà nel mio cuore ed il tempo si fermerà". Da musicista individua nella musica il mezzo catartico in grado di fermare il tempo (che riempire tutto lo spazio esistente tra cielo al mare). La forza di questo amore ritrovato sprigionerà un'energia talmente forte che sarà capace di far tornare a brillare anche la stella nel cielo "Quando il mio amore tornerà da me, nel cielo una stella splenderà...".
Perciò Tenco ritiene che l'amore sia un'energia talmente grande da unire tutto l'universo. Questa canzone contiene anche una importante convinzione filosofica: la felicità, spesso, è figlia della sofferenza, della pazienza e dell'attesa (come la nascita delle stalattiti). Perciò l'amore sublime (che si fonde con la felicità) è figlio di una paziente ricerca e può essere apprezzato compiutamente, solo da coloro che hanno saputo cercarlo e attenderlo. Ne "il cielo in una stanza", Gino ci racconta di una storia d'amore carnale, vissuta in una squallida stanza d'albergo, dove il rapporto sessuale funge da detonatore, l’energia capace di far esplodere l e pareti della stanza fino a trasportarlo tra alberi infiniti, il soffitto viola viene spazzato via lasciandogli come tetto la sola volta celeste (sempre stelle), dimostrando che si può trovare piacere e libertà anche in un fugace e occasionale rapporto sessuale. In entrambe le canzoni gli autori rappresentano il loro sublime piacere tramite la musica, che riempie lo spazio, chi sente un'armonica che sembra un organo, chi un violino che suona una musica dolce.

Io non so valutare se sia Luigi che abbia influenzato Gino o Gino abbia condizionato Luigi (oppure entrambi siano stati stregati dall'urlo di "Volare" presente nel "blu dipinto di blu" di Mimmo Modugno), so che entrambi hanno composto, quasi contemporaneamente, due capolavori. Hanno saputo analizzare due aspetti diversi dell'amore ma entrambe le analisi portano alla medesima conclusione che viene sostenuta da un pilastro comune: l'amore, qualunque esso sia, trasmette un’energia ed emozioni talmente forti che non si possono rinchiudere tra quattro mura, esse si liberano in spazi immensi e in tempi surreali, per chi le sa ascoltare, si trasformano in dolcissime melodie.

[Analisi di Renzo Zannardi, tratta dal sito di Maria Vittoria Conconi]
Copyright 2009 Renzo Zannardi. Tutti i diritti sono riservati.
Tutto ciò che è rappresentato su queste pagine appartiene a Renzo Zannardi.
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