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Vedrai, vedrai
"Vedrai, vedrai" è un pezzo che, partendo da una situazione personale, come spesso accade nelle
opere di Tenco, riesce a descrivere una situazione sociale molto diffusa nel mondo giovanile.
Credo che nel pezzo sia facilmente individuabile lo stato ansiogeno che pervade molti giovani
nel vedere scorrere il tempo, senza essersi ancora realizzati (in un'altra sua canzone Luigi
dice: "...non ho ancora trovato il mio posto nel mondo..."). Quest'ansia nasce soprattutto dalla
paura di deludere i propri genitori che spesso fanno grossi sacrifici per veder realizzati i
progetti che hanno sognato per i loro figli.
In questa canzone si percepiscono subito gli elementi fondanti del testo: lo scorrere del tempo,
"quando la sera me ne torno a casa..." (descritto anche in "Un giorno dopo l'altro") e
l'incomprensione da parte dei familiari (che crea nei giovani ansia e sensi di colpa). "Vedrai,
Vedrai" sembra una preghiera, sembra dire: "ti prego, cerca di capire che per realizzarsi ci
vuole molto più tempo, purtroppo il tempo ha una sua relatività, e proprio per questo motivo i
tempi di una realizzazione professionale sono un'incognita!".
Luigi in questa canzone dimostra di essere però molto ottimista, anzi è sicuro che prima o poi
riuscirà a realizzarsi, ma percepisce anche che il giudizio di sua madre, senza che lei lo
esterni mai, non è altrettanto positivo, anzi lei è convinta che suo figlio stia buttando via
il tempo. Luigi sa che Lei e Valentino lo vorrebbero laureato, non artista. Insomma, teme che
sua madre, silenziosamente, lo giudichi un perditempo, "un acchiappanuvole che sogna di
arrivare", ed è quasi certo che lei sia convinta che sarebbe meglio che continuasse a studiare
piuttosto che correre dietro alla musica.
Luigi è molto dispiaciuto di questo giudizio, soprattutto perché lei non trova neppure la forza
per dirglielo, forse per colpa di troppo amore, forse perché cerca di proteggere questo suo
figlio che giudica un po' diverso essendo cresciuto senza la presenza di un padre. Luigi cerca
di tranquillizzarla dicendole di essere certo che ce la farà, sembra chiederle solo tempo:
"Vedrai Vedrai... vedrai che cambierà, forse non sarà domani, ma un bel giorno cambierà.
Vedrai, Vedrai... non son finito, sai, non so dirti come e quando, ma vedrai che cambierà",
mamma dammi più tempo! Questa preghiera è impressionante, soprattutto oggi che i giovani escono
da casa dopo i 30 anni, in quegli anni un'artista impegnato e già di discreto successo a soli
26 anni dice alla madre "Vedrai, Vedrai... non son finito sai..." (perciò lui sente nell'aria
che qualcuno già lo giudica finito a soli 26 anni, ma allora quali e quante erano le aspettative
familiari in quegli anni?).
Un altro passaggio importante della canzone è quando Luigi dice: "Preferirei sapere che piangi,
che mi rimproveri d'averti delusa, e non vederti sempre così dolce accettare da me tutto quello
che viene. Mi fa disperare il pensiero di te, e di me che non so darti di più". In questo
passaggio si coglie l'esistenza di un rapporto "speciale" tra i due, dove per Teresa Luigi
non è solo un figlio ma rappresenta anche l'uomo che ama ma che non le vive accanto. Luigi
si rivolge a sua madre in due modi molto diversi, prima come fosse un "bambino", un bambino
che ritorna deluso e perciò si aspetta i giusti rimproveri, le "sculacciate", azioni che gli
consentirebbero (finalmente) di saldare il conto per averla delusa e non essere stato
all'altezza delle sue aspettative (come avviene dopo aver preso un brutto voto a scuola);
poi, le parla come suo uomo adulto, infatti, la canzone ha dei momenti struggenti e libera
un'energia mista a rabbia.
Si sente la voglia di dire: "cavolo! Sono bravo, sto lavorando, devi essere orgogliosa di me;
vedrai, vedrai io ce la farò, sfogati, dimmi quello che pensi, dimmi quello che ti dice
Valentino. Lo so che teme che se vado avanti così sarò un fallito, uno senza né arte né parte".
Luigi comprende che la mancanza del padre (Valentino non lo può vivere come un possibile
sostituto) complica notevolmente il ruolo di sua madre, e questo lo fa soffrire molto,
preferirebbe un rapporto più normale e schietto, infatti, dice : "Sì lo so che questa non
è certo la vita che ho sognato un giorno per noi".
Ecco, io in "Vedrai, Vedrai" leggo anche questo triangolo familiare e l'ombra di un padre che
non c'è, Teresa che ama Luigi oltre che come figlio anche come compagno. Questo mette in ansia
Luigi che spera di realizzarsi il più presto possibile, ormai è certo che ci riuscirà perché ha
capito che ha molte cose da dire e i mezzi per farlo. Teme solo che se il successo non arrivi
subito (non dipende da lui) e, se così fosse, continuerà a deluderla e farla soffrire.
Ritengo che questo sia il pezzo di Luigi più struggente, intimista, quello che lo coinvolge
direttamente nella sfera privata, ed è proprio per questo che interpreta "VEDRAI, VEDRAI" come
fosse UNA PREGHIERA, con una carica e un'intensità UNICA.
[Analisi di Renzo Zannardi, tratta dal sito di
Maria
Vittoria Conconi]
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