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L'uomo
Era una persona di particolare orgoglio culturale, un intellettuale...
Se Luigi non avesse scritto poesie sarebbe stato un filosofo.
[Arnaldo Bagnasco, in Renzo Parodi, Luigi Tenco, Tormena Editore, Genova 1997, p. 87]
Luigi non era un tipo estroverso, ma era spiritoso, aveva il senso
dell'umorismo. Con gli amici aveva il gusto della battuta, in pubblico
cambiava, diventava chiuso. Era una persona di poche parole,
riflessivo. Uno che ruminava: insomma il genovese classico.
[Sandro Ciotti, in Renzo Parodi, Luigi Tenco, Tormena Editore, Genova 1997, p. 85]
Aveva fascino con gli uomini, figurarsi con le donne.
[Sandro Ciotti, in Renzo Parodi, Luigi Tenco, Tormena Editore, Genova 1997, p. 103]
Luigi era certamente un uomo vulnerabile, ma non lo schizofrenico che
qualcuno ha descritto. Il suo personaggio pubblico era caricato, insomma
ci marciava molto con la figura del tenebroso sempre accigliato.
[Ruggero Coppola, in Renzo Parodi, Luigi Tenco, Tormena Editore, Genova 1997, p. 189]
Ci tengo a dirlo: a differenza di tutti gli altri amici che, salito
un gradino, guardavano dall'alto in basso, Luigi, pur famoso, quando
ci si rivedeva era rimasto esattamente lo stesso ragazzo semplice.
[Danilo Dègipo, in Renzo Parodi, Luigi Tenco, Tormena Editore, Genova 1997, p. 189].
Chi è stato veramente Luigi Tenco? Di sicuro un personaggio
estremamente complesso, indubbiamente un uomo troppo avanti coi
tempi, teso a infrangere
gli schemi borghesi ma lacerato nel viverne le contraddizioni [...]. Rigorosissimo, con un grandissimo senso morale [...],
con un gran senso del bene e del male e un grande senso della colpa [...],
sempre e comunque schierato a difesa del
più debole. Fu un idealista, un uomo fragile e vulnerabile.
Timido ma tutt'altro che vigliacco. Colto, in possesso di una
proprietà di linguaggio considerevole, con un fascino tale da
catalizzare ogni volta l'attenzione eppure, stranamente, con dei
complessi. Generosissimo, fino all'inverosimile [...]; dotato
di un'intelligenza brillante e ricco di vitalità,
infantile nel senso migliore del termine, di un essere che
crede, che ha fede, sempre pronto ad abbracciare una
causa nuova, con l'assillo di essere costantemente significativo.
[Aldo Fegatelli Colonna, Luigi Tenco. Vita breve e morte di un
genio musicale, Mondadori, Milano 2002, pp. 45-46]
Luigi era una persona simpatica, piacevole, ma aveva uno sguardo
triste e l'atteggiamento di chi riflette continuamente. Non parlava
di getto, ma lentamente, distillando le parole.
[Corrado Galletto, in Renzo Parodi, Luigi Tenco, Tormena Editore, Genova 1997, p. 57]
Sul piano umano nutrivo adorazione per Luigi. Era un saggio, e io
mi senivo una specie di discepolo alla scuola di un filosofo ateniese,
ammesso che Genova potesse paragonarsi ad Atene.
[Michele Maisano, in Renzo Parodi, Luigi Tenco, Tormena Editore, Genova 1997, p. 83]
Senza volerlo era un ideologo, una specie di Che Guevara. Prendeva
tutto troppo sul serio.
[Michele Maisano, in Renzo Parodi, Luigi Tenco, Tormena Editore, Genova 1997, p. 89]
Un uomo molto speciale, non un musone come è stato descritto. Era una
persona triste e tormentata; voleva arrivare a un obiettivo e stava
riuscendoci con molta fatica.
[Miranda Martino, in Renzo Parodi, Luigi Tenco, Tormena Editore, Genova 1997, p. 97]
[Un uomo] attitudinalmente molto romantico, emotivo, caldo e
appassionato. Molto tenero e sensibile. Capace tuttavia di
ritagliarsi parentesi razionali, dedicandole magari agli studi di
ingegneria. Cambiava umore repentinamente, era dotato di grande
sensibilità. Un uomo molto profondo, portato a scavare nelle cose,
negli altri, in se stesso... Era tenero, vulnerabile, sotto una
scorza di apparente ruvidezza.
[Attilio Oliva, in Renzo Parodi, Luigi Tenco, Tormena Editore, Genova 1997, pp. 57-58].
Luigi aveva la particolarità di legarsi soprattutto con chi aveva qualche
problema - problemi interiori, intendo - vale a dire con chi di regola
viene preso di mira, viene emarginato. [...] Luigi sapev lasciare in
chi lo conosceva un'impronta speciale. Questo perché aveva una grande
disponibilità verso il prossimo. Ogni problema che toccava qualcuno a
lui vicino, lo colpiva nel profondo come se lo riguardasse personalmente.
[Valentino Tenco, da un'intervista di Alberto Bazzurro del 1987. Ora in
"L'isola che non c'era", n. 30, luglio 2003, p. 6]
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