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Intervista a Totò di Lello Bersani


L'intervista che segue è tratta dal libro Io sono Totò, a cura di Giancarlo Governi, Nuova Eri, Torino 1992 [pp. 71-72]. Si tratta di un'intervista rilasciata nel 1963 per il rotocalco televisivo "TV7".


Totò è stato festeggiato a Napoli in occasione degli Incontri Internazionali del Cinema. Dopo le commoventi accoglienze partenopee, siamo andati a intervistarlo nella sua casa di Roma.

Dunque, è rimasto commosso dai giornali napoletani?
Commossissimo; ho pianto tutta la giornata.

Il pranzo con gli artisti...
È stato commoventissimo, è stata una cosa bella, me li sarei abbracciati tutti, tutti i napoletani, uno alla volta.

E tutti quelli che stavano alla Sanità?
È stata una cosa molto bella, quella...

Sì, siamo andati a via Santa Antesaecula, dove è nato Totò...
Dove ho vissuto la mia prima giovinezza... l'ho passata lì.

Fino a che età?
Fino a venti anni... diciotto anni.

Era giovanottello...
Ero elegante, mi fidanzavo con tutte le ragazze del rione...

Quanti anni è che fa del cinema e del teatro?
Quarantatré anni che faccio l'attore, dei quali venticinque che faccio il cinematografo.

E in teatro come ha cominciato?
Ho cominciato con la commedia dell'arte. A Napoli con il Pulcinella Capece. Io facevo il mametto...

Ci spieghi un po' com'era.
La commedia dell'arte è una cosa semplicissima. C'è un canovaccio, una farsa. Allora Pulcinella si sedeva in camerino, con tutti i comici attorno. E diceva: "Tu, quando faccio così, esci e dici 'è venuto il vinaio, il vino era cattivo', insomma dici delle cose e vieni cacciato via a calci. Quando invece faccio così, esci tu e dici 'mia moglie è scappata' e fai tutta la storia...". Questa è la commedia dell'arte, a soggetto.

Dopo la commedia dell'arte?
Dopo la commedia dell'arte ho fatto il varietà, le macchiette, poi ho fatto la rivista, poi la prosa dialettale, le commedie di Scarpetta e le commedie musicali, al Teatro Nuovo di Napoli. Poi ho rifatto di nuovo la rivista, l'operetta e adesso il cinematografo.

Totò, ricordiamo un po' qualcuna delle sue riviste degli ultimi anni...
Le riviste che facevo erano di Michele Galdieri, il grande Michele Galdieri: "Quando meno te l'aspetti", "Volumineide", "Che ti sei messo in testa?", "Con un palmo di naso", "C'era una volta il mondo", "Bada che ti mangio!".

"Bada che ti mangio" è forse la più bella...
Beh, sì, per la verità erano tutte belle.

E con la Magnani quante ne ha fatte?
Quattro, con la grande Magnani... Annarella...

Senta un po', Principe, nelle altre stanze avrà tutti i cimeli, costumi, cappelli, il tight, quello che portava...
Per carità, ci mancherebbe altro!

Non ha conservato niente, perché?
La mia casa, vede, può essere di un avvocato, di un notaio, di un medico. Tutti quegli stracci è roba che appartiene a Totò.

Che differenza c'è fra lei e Totò, scusi?
C'è una grande differenza: io sono De Curtis, lui è Totò. Lui fa il pagliaccio, il buffone. È un attore, io no, io sono una persona per bene... difatti noi in casa non viviamo vicini. Lui sta in cucina, io mangio nella stanza da pranzo. Io vivo alle spalle di Totò, lo sfrutto. Lui lavora e io mangio.

Ma le pare bello?
Eccome mi pare bello! Si capisce... è ovvio, a prescindere, è ovvio!

Mi scusi, forse è una domanda un po' delicata, come va con gli occhi?
Bene, vanno bene. Insomma, io vedo con la periferia degli occhi. Per esempio, per guardare lei, se io la guardo così, fisso, non vedo la testa, la vedo senza testa. Per vederla bene, debbo fare così, o così [sposta la testa a destra e a sinistra]...

Ma quando lavora come fa?
Quando lavoro vedo tutto, appena batte il ciak vedo tutto... è un fatto nervoso... è un fenomeno.

Quindi lei sul set...
... Faccio tutto: salto, ballo, mi arrampico... canto pure.

[A questo punto Totò recita "'A livella" e conclude con un "ostrega!"]

Senta, per concludere, vogliamo andare in cucina a trovare il povero Totò?
Ma ci mancherebbe altro! Vada lei, vada lei... non mi faccia confondere con Totò... con quell'individuo. Io preferisco il cane a lui [si mette il cane sulle ginocchia]... Ecco qua, questo si chiama Peppe.

Senta, io preferisco Totò.

[Bersani si alza ed esce di campo. A stacco sulla cucina, dove Totò, con il cappello in testa e il tovagliolo al collo, mangia e beve un bicchiere di vino]

Neh, Totò, comme state?
E come sto, mangio in cucina. Chi l'ha mandata? Quello lì, il Principe? De Curtis? Buono quello! Glielo raccomando! Me fa mangià' in cucina, col pappagallo e ci devo mettere solo dieci minuti. Disgraziato! Mi tiene sotto. Questo mese non mi ha pagato nemmeno le marchette. Hai capito? Ma io ricorro ai sindacati, io... Mi raccomando, però, non dica niente. Io lo odio, lo odio...


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