preleva il banner TOTÒ, IL PRINCIPE DEL SORRISO
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Biografia


Fu qui, nella Via S. Maria Antesaecula, una delle più antiche strade della vecchia Napoli, che il 15-2-1898 nacque il principe Antonio De Curtis, il nostro TOTO'. Egli fu comico impareggiabile per la sua mimica, uomo di nobili sentimenti, poeta insigne, fra quelli che l'Italia può contrapporre ai maggiori artisti del mondo. Il popolo del rione dedica. Le Associazioni riunite di S. Vincenzo Ferreri posero. 5-7-75 Antonio Vincenzo Stefano - in arte Totò - nacque il 15 febbraio 1898 a Napoli nel rione Sanità, e precisamente al secondo piano del numero civico 107 di Via Santa Maria Antesaecula [La foto della lapide qui a fianco è stata scattata da Domenico De Fabio, webmaster del sito www.antoniodecurtis.com, ed è qui riprodotta col consenso dell'autore]. Molte biografie riportano erroneamente il civico 109, ove in realtà la madre di Totò si trasferì, ovviamente col proprio figlio, pochi mesi dopo la nascita di questi.
Solo nel 1921 la madre Anna Clemente, che lo aveva registrato all'anagrafe con il proprio cognome, sposerà il marchese Giuseppe De Curtis, il quale riconoscerà il giovane come suo figlio naturale nel 1928.
Nel 1933 il neo-marchese Antonio De Curtis verrà adottato dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas, e il 18 luglio 1945 il tribunale di Napoli gli riconoscerà il diritto di fregiarsi dei nomi e dei titoli di: "Antonio Griffo Focas Flavio Angelo, Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, Altezza imperiale, Conte palatino, Cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria, principe di Costantinopoli, di Cicilia, di Tessaglia, di Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo". Ma il pubblico continuerà a conoscerlo ed amarlo con il semplice e familiare nomignolo che gli diede la madre... E vien da chiedersi se la sua ironia verso la magniloquenza e il linguaggio forbito non gli venisse, anche, da questi nomi altisonanti, che ben poco si adattavano alla sua semplicità e umanità!

Ma torniamo indietro...

La prima foto di Totò Terminate le elementari, nel 1909, Totò iniziò a frequentare il ginnasio presso il Collegio Cimino, nel palazzo dei Principi di Santobuono, in via San Giovanni a Carbonara di Napoli. Fu qui che un precettore, mentre scherzava a fare la boxe con i suoi allievi, lo colpì involontariamente provocandogli quella difformità al naso che rese unici il volto e l'espressione - in una parola la "maschera" - di Totò.

Nel 1912 Totò abbandonò il ginnasio cimentandosi in diversi mestieri e cominciando a frequentare i teatri di Napoli in cui si esibivano i più grandi comici del periodo, fra i quali Gustavo De Marco, del quale iniziò a imitare le "macchiette".

Fra il '13 e il '14 Totò cominciò ad esibirsi con lo pseudonimo di "Clerment" in alcuni scalcinati teatrini di periferia, per una paga giornaliera di una lira e ottanta centesimi. Ma l'avversione della madre per questa sua passione indusse Totò ad arruolarsi nell'esercito. Era il 1915.
Totò militare Presentatosi al Distretto Militare di Napoli, venne assegnato al 22° Reggimento di Pisa, ma ben presto, resosi conto che la vita militare non faceva per lui, divenne uno specialista nel marcare visita inventandosi di volta in volta i malanni più disparati. Dopo qualche settimana venne trasferito al 182° Battaglione di fanteria, destinato ad andare in Francia. Ma prima della partenza per il fronte il comandante del battaglione li avvertì che avrebbero coabitato con un reparto di soldati marocchini e li mise in guardia sulle loro strane abitudini sessuali. Totò fu terrorizzato e alla stazione di Alessandria si inventò un attacco epilettico così perfetto da essere ricoverato all'ospedale militare. Passò così all'88° Reggimento di stanza a Livorno.
Fu proprio durante questo periodo che coniò un motto destinato a diventare celebre: "Siamo uomini o caporali?". Aveva infatti incontrato sulla sua strada un caporale ignorante e presuntuoso che lo costringeva ai compiti più umili. Tale incontro assunse un valore emblematico per Totò, che ne fece un perno della propria "filosofia", o meglio - abbassando un po' i toni - del proprio "fatalismo" riguardo alla considerazione dell'esperienza umana.

Terminata la guerra, Totò fece ritorno nella sua Napoli, dove cominciò a recitare in piccoli teatri riproponendo le "macchiette" che aveva appreso da De Marco. Nel 1919 si esibì alla "Sala Napoli" e l'anno seguente al più celebre "Trianon". Ma, nel 1922, un clamoroso fiasco al teatro "Della Valle" di Aversa lo convinse a lasciare Napoli per trasferirsi a Roma, insieme ai genitori, in un appartamento di Via Villafranca.

Nella capitale, dopo vari tentativi andati a vuoto, lavorò senza compenso nella Compagnia comica di Umberto Capece, dalla quale fu licenziato per aver chiesto il rimborso del biglietto del tram.
Fortunatamente, poco dopo riuscì ad ottenere una scrittura da don Peppe Jovinelli, nel cui celebre teatro in piazza Guglielmo Pepe furono tenuti a battesimo tutti quei comici che segnarono la storia del teatro italiano. Lo stesso Totò ricorderà con orgoglio: "Fu Jovinelli a lanciare Raffaele Viviani e Ettore Petrolini, e a valorizzare attori come Armando Gill, Alfredo Bambi, Pasquariello e Gustavo De Marco".

Proprio i notevoli consensi ottenuti al "Teatro Jovinelli" gli permisero il debutto al famoso "Teatro Sala Umerto I", un locale esclusivo e poco accessibile agli attori sconosciuti.
La strada era ormai spianata: dal '23 al '27 ebbe l'opportunità di esibirsi nei principali caffè-concerto italiani, dal "Trianon" e dal "San Martino" di Milano al "Maffei" di Torino. Totò era ormai conosciuto in tutta Italia.

Nel 1927 Totò fu scritturato dalla compagnia di Achille Maresca, con la quale pssò alla "rivista" recitando in "Madama Follia" e "Mille e una donna".
Dopo esibizioni nei vari teatri dell'Italia settentrionale, nel settembre del '29 debuttò al "Teatro Nuovo" di Napoli, con la Compagnia Molinari, in "Messalina". Fu un autentico trionfo, replicato da "I tre moschettieri", "Bacco Tabacco e Venere", "Santarellina", "'O balcone 'e Rusinella", "Amore e Cinema".

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