preleva il banner TOTÒ, IL PRINCIPE DEL SORRISO
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Nel '56 Totò era ormai ricco e famoso e i suoi film, nonostante le critiche contraddittorie, andavano a gonfie vele. Liliana stava sempre di più con il padre e casa De Curtis era frequentata anche dai due nipotini. Ma Totò non aveva dimenticato il teatro ed accettò la proposta del suo antico impresario, Remigio Paone, di recitare nuovamente.
La rivista, scritta da Nelli e Mangimi, si intitolava "A prescindere" e debuttò con successo al "Sistina" di Roma il 1° dicembre del 1956.
Dopo due mesi passati a Roma, in febbraio la rivista fece tappa a Milano, e fu qui che Totò venne colpito da una broncopolmonite di origine virale. Nonostante la convalescenza prescrittagli dai medici, si imbottì di antibiotici e ritornò in palcoscenico, ma pochi mesi dopo, il 3 maggio, mentre era in scena al "Teatro Nuovo" di Palermo, ebbe un forte abbassamento alla vista, e il 6 dello stesso mese fu costretto a interrompere lo spettacolo.
Fece così ritorno alla sua Napoli, ove volle andare nella chiesa di Santa Lucia; poi proseguì per Roma.

Per mesi interi Totò rimase al buio ma, grazie alle cure dei medici e allo spirito di abnegazione di Franca, verso la fine del '57 le cose migliorarono, e l'anno seguente poté di nuovo ritornare set interpretando un gran numero di film, sempre avversati dalla critica ma sistematicamente accolti con calore dal pubblico, che gremiva entusiasta le sale cinematografiche.
Solo al termine della sua carriera Totò ebbe il dovuto riconoscimento della critica: per "Uccellacci e uccellini", di Pier Paolo Pasolini, gli vennero infatti assegnati il "Nastro d'Argento", un riconoscimento speciale della giuria del Festival di Cannes, e il "Globo d'oro" dei critici stranieri in Italia.

Agli inizi del '67 interpretò negli studi del Teatro delle Vittorie, per la regia di Daniele Danza, gli episodi della serie "Tutto Totò", che riproposero al pubblico gli sketches più significativi della sua attività teatrale [per questi filmati puoi consultare la sezione dedicata alla televisione].

Totò con Franca Faldini Il 13 aprile era sul set di "Padri di famiglia" di Nanni Loy quando per un malore fu costretto a interrompere le riprese. E quella stessa sera, all'autista Carlo Cafiero, che lo accompagnava a casa a bordo della sua Mercedes, Totò confessò: "Cafie', non ti nascondo che stasera mi sento una vera schifezza".
A casa il sorriso di Franca Faldini gli restituì un po' di serenità, ma dei forti dolori allo stomaco lo costrinsero a chiamare il medico, che, giunto subito, gli somministrò dei medicinali raccomandandogli di stare tranquillo.
Trascorse l'intero pomeriggio del 14 aprile in casa a parlare con Franca del futuro, dell'estate che sopraggiungeva e del suo desiderio di godersi le vacanze a Napoli, sopra Posillipo. A sera consumò una cena frugale e poi avvertì i primi sintomi: tremore e sudore. "Ho un formicolio al braccio sinistro", mormorò pallidissimo. Franca capì subito: era il cuore. Fu avvertita la figlia Liliana, il medico curante, il cardiologo professor Guidotti e il cugino-segretario Eduardo Clemente. Gli furono somministrati dei cardiotonici, ma le condizioni non migliorarono. Alle due di notte si svegliò e, rivolgendosi al cardiologo, disse: "Professò, vi prego lasciatemi morire, fatelo per la stima che vi porto. Il dolore mi dilania, professò. Meglio la morte". E rivolgendosi al cugino: "Eduà, Eduà, mi raccomando. Quella promessa: portami a Napoli". Le ultime parole furono per Franca: "T'aggio voluto bene, Franca. Proprio assai".
Erano le 3,25 del 15 aprile 1967.
Le ultime parole di Totò non trovano però riscontro nel racconto della figlia Liliana, secondo la quale le ultime parole del padre furono: "Ricordatevi che sono cattolico, apostolico, romano".

Il 17 aprile, alle ore 11,20, la salma venne portata nella chiesa di Sant'Eugenio in viale Belle Arti e, dopo una semplice benedizione, iniziò l'ultimo suo viaggio a Napoli.
Giunse nella citta natia alle 16,30, e già vicino al casello dell'autostrada del Sole c'era una marea di gente. Nella Basilica del Carmine Maggiore lo attendevano circa tremila persone, mentre altre centomila sostavano nell'immensa piazza antistante. Un lungo applauso salutò per l'ultima volta Totò. Si dice che alcune persone furono colte da malore, per lo spavento provato nel vedere lì, ai funerali, Totò vivo. L'uomo che tanto assomigliava al Principe era Dino Valdi, l'attore che per molti anni fu la controfigura di Totò.

L'orazione funebre fu pronunciata da Nino Taranto: "Amico mio questo non è un monologo, ma un dialogo perché sono certo che mi senti e mi rispondi. La tua voce è nel mio cuore, nel cuore di questa Napoli che è venuta a salutarti, a dirti grazie perché l'hai onorata. Perché non l'hai dimenticata mai, perché sei riuscito dal palcoscenico della tua vita a scrollarle di dosso quella cappa di malinconia che l'avvolge. Tu amico hai fatto sorridere la tua città, sei stato grande, le hai dato la gioia, la felicità, l'allegria di un'ora, di un giorno, tutte cose di cui Napoli ha tanto bisogno. I tuoi napoletani,il tuo pubblico è qui. Ha voluto che il suo Totò facesse a Napoli l'ultimo "esaurito" della sua carriera e tu, tu maestro del buonumore, questa volta ci stai facendo piangere tutti. Addio Totò, addio amico mio. Napoli, questa tua Napoli affranta dal dolore, vuole farti sapere che sei stato uno dei suoi figli migliori e non ti scorderà mai. Addio amico mio, addio Totò".

Poi la salma fu portata nella cappella di famiglia dei De Curtis, dove Totò fu sepolto accanto al padre Giuseppe, alla madre Anna, e a Liliana Castagnola.

Qualche giorno dopo, come ha raccontato la figlia Liliana, un capoguappo del rione sanità, "Naso' 'e cane", chiese ed ottenne la presenza di Liliana per una sorta di funerale-bis da farsi il 22 maggio nella chiesa di S. Vincenzo al rione sanità, dove Totò era nato: sebbene la bara fosse vuota c'era la stessa folla piangente e acclamante di qualche giorno prima.

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