cortigiana


Cortigiana *
di
Riccardo Venturi


      Spenta nei balsami antichi
      Mi levo la notte, cammino inarcata
      Spandendo dei gesti insensati
      Per i corridoi illuminati
5    La sala grandissima incendia la vista
      Alle balaustre, distratta
      Poggiando le dita su nervi di pietra
      Sollevo i rumori del sonno
      Tra gocce, cristalli, tra specchi
10   Il gallo presenta il suo viatico
      L'odore del latte si aggiunge all'aurora
      Fantasma dell'ultima ora;
      So quali parole mi han scritto,
      So della pienezza del cielo
15   I passi già conto e m'avvolgo nell'aria
      Spruzzata di zucchero a velo
      Già dalle cucine si muove trionfante
      L'ignoto coi suoi camerieri
      Portando alla mente gli enigmi, la posta
20   del gioco, le feste di ieri.

       * E' l'unica cosa scritta nel 1985. Ha una genesi curiosa. Mi trovavo a cercare casa di un'amica, ed entrai nel portone sbagliato, in via degli Alfani, a Firenze. C'era una scala circolare. Nello scenderla di corsa, ebbi un giramento di testa. Chissà come fu che m'immaginai all'improvviso di essere una dama del XVIII secolo; autenticamente, per un momento, mi sentii tale. Mi misi a sedere su un gradino con le parole già scritte in testa, in pochi secondi. L'originale di Cortigiana è scritto su un biglietto ferroviario: non avevo altro. Ero, probabilmente, nel periodo più buio del Tappo. Assumere altre identità era per me, allora, questione d'ogni giorno

      19 giugno 1985

["cosa" (o "bischerata" che dir si voglia) tratta da Eppure m'è impossibile tacere]


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