dogana d'acqua


Dogana d'acqua
di
Riccardo Venturi


      Non ditemi, in questo Sabato pomeriggio
      D'estate (che l'afa dolce rende, e violento)
      Che non c'è nulla da fare. C'è da vedere
      Muoversi senza ritmo la stessa onda,
5    Seguirla dal Voltone su, per riflessi
      Ancorati alle barche finché non si perda.
      Accanto ai rumori e ai visi di questi
      Ultim'anni del secolo, nei respiri
      Svogliati e iracondi d'un vecchio,
10   Nelle scintille che incendiano, ora,
      La superficie increspata del fosso.
      Né mare, né terra; né odio, né amore,
      Dogana di merci per sempre perdute,
      Né amore, né odio; né terra, né mare.

["cosa" (o "bischerata" che dir si voglia) tratta da Livorno, 1997-1998]


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