Ti scrivo, cara, appeso a una rupe metastatica
Che si protende astrusa su questa balza erratica
Di Casalverminoso, borgo un dì brulicante
Scomparso fra le nevi, vestito da emigrante.
5 Perduto ormai da tempo, da ottomila ore
Nel Mar delle Astrosfingi, Cristo Pantocratore,
Come tappo sturato da una bottiglia grigia
Facendo spola fra l'eterno e la battigia
Mi carico di vino, velluto galiziano
10 Lontano dal ricordo, con una pipa in mano
Strapiena di Latakia sul precipizio umano
Pretesco rosmarino color di tuberosa.
Dardeggiano le falci dei sassi molibdeni,
M'interrogo sul piano rimbalza-reggiseni;
15 La spada dei tramonti si mescola alle viole
D'un roseo impaginato Sole Ventiquattr'Ore.
Ed è un paesaggio antico; cartina senza dediche
M'immagino di scrivere le lettere asfodeliche,
A denti larghi nuotano i verbi e gli aggettivi
20 Gettando giù la maschera dei ritmi positivi
E viene il matto ancora coi pugni stretti, lenti
A correrti sul naso, a ricontarti i denti...
"Ti amo, eppur ti amo, che mai gran pena al co-o-o-o-r"
(Liquòr multicolòr, d'amor grande pallòr),
25 Cervello spaventato da sindrome formale
E modica valuta offerta a un temporale
Che gatto nero, lucido mi sento questa sera
Mi sento un po' Falloppio vestito da habanera,
Sofioso passalento, rimpinzo le mattine
30 Ti scrivo, cara, ancora, strapuntacolubrine
Rivedo a poco a poco quegli attimi e le mire,
Cannone un po' sfiatato dell'arte senza lire.
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Recuperasperanze d'antico gran lignaggio
Mi verso nel bicchiere tre botti di coraggio
35 Ti scrivo, cara, gonfio di liquidi odorosi
Cavando dalla terra la forza dei biliosi.
Eppure soffia soffia l'avana ross' (il vento
Raggiungerà le labbra più interne, che ardimento),
La stringa già s'allaccia quella figura nera,
40 La quercia s'algoritma fogliante lavandera;
Eterno spampanarsi d'occhiate fumiganti
E làgrime arcinote sui pavimenti andanti
In cotto, thésaure, d'oro, farai fatica d'oro
A riguardar le stelle su di un viso incoloro.
45 Ma già si piroetta su un goffo fortunale
Terrigna la civetta del senso siderale,
Ho barba corta e baffi da Groucho Marx cristiano,
Nell'ebraismo perso di questo giorno strano
Mi vendo qui ai peggiori ceffi di terza mano.
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50 E tu dove sarai? Mi chiedo da millanta
Secondi a saliscendi (e la gallina canta),
Nel gioco degli avvolti, nascosti sensi oscuri
Non butta più la fonte degl'incerti futuri.
Dov'è finito il seme che biancolatte sgorga
55 Da questa canna rosa, prima che se n'accorga
!Ay, qué eres hermosa!, donna al condizionale
Dall'ombelico mobile, pozzo dell'animale.
E poi saremmo liberi, volando in linea interna
Mangiando brina e gelo, bevendo galaverna.
60 Ti scrivo, cara, in aria, ma l'alma spersa duole
Come una scarpa vecchia cui han tolto le suole.
E allora ti dirai: E il succo della vita?
È un succo di discesa, succo di risalita;
Da vette di parnàsi che si struggono cinici
65 Rimontano i miei piedi come dei casi clinici:
L'immagine è speranza e la speranza è neve,
Si scioglie e già ricade, e si riforma lieve.
Dai camposanti al mare già si ricicla in sogno
Con quella foglia morbida curvata nel bisogno,
70 Come riso al mortaio, la pasta scombinata
Di luce vagolante sul buio arrampicata.
E vai sicura e lenta, forse turlupinata
Durissima e tremenda, dolce ed inamidata
Ma se si fa la conta, vedrai che esce il giudice
75 Con la toga pulita, e labbra molto sudice;
Trascuro la facciata, mi do alle impalcature,
Sospeso tra i limoni rifò le imbiancature,
Le mensole al computer, e i muri in pietra spenti
Ai quali un bruco asfittico ha già mostrato i denti.
80 V'ignorano le trine, marasmi ammazzafango
Ed io che m'allontano con millelire e un tango
Ti lancio sguardi esatti, sbagliato è tutto il resto
E zapperò le nuvole finchè 'unn'è buio pesto.
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Se sale la riscossa, vedrai che parapiglia
85 Succede, e s'arrabatta già tutta la famiglia
Già museal-decrepita, cianuro di solfuro,
Metacrilato aldeide, s'ammorba di sicuro!
Lucreziaborgia indomita, eroe son di discordia
Sublime e un po' infocato, pien di misericordia,
90 Paventano le pietre futuri da neurosi
Un po' più mollicosi, persino zuccherosi.
Ti scrivo da una vita, non ho finito ancora,
Mi piego gli avambracci da un secolo ed un'ora
Preciso come un fuso, con mi viejo donaire
95 A reinventarsi in volo, un pájaro en el aire.
Tu enorme sparapètali, guardiana della legna
O Domina, t'affido quest'ultima consegna,
Ritorcimi le unghie, molesta-surrenali
Regina dei millesimi sfioranti carnevali.
- 5 -
100 Son qui su questa rupe, te lo volevo dire
Prima che il tempo corra, e che vada a sparire;
E mi ricordo un giorno, venivi a perdifiato
Ad incontrar daltonico e un po' terremotato
Un verdesporco esangue dai padiglioni lerci
105 È ora di pensarci, è ora di vederci.
Ma il fluido del passato ha invaso tutto ormai,
Rimedio a guai sarà passar degli altri guai
E sperso tra le viti, ahimè un dì volgerommi
A guardar senza fiato cavalli, lemmi e commi
110 Con fra le mani un cardo ed anche un naturàl
(Shiseido) a cavalcioni d'aurora boreàl.
Da Casalverminoso ti scrivo cara e chiudo
E infrancobollo il canto dei guardo e non m'illudo,
Ho un male millimetrico al terzo o quarto osso
115 E non ti posso stringere, ma forse posso, posso.