A nera, E bianca, I rossa, U verde, 0 blu: vocali!
Un giorno dirò i vostri ascosi nascimenti:
A, nero vello al corpo delle mosche lucenti
Che ronzano al di sopra dei crudeli fetori,
5 Golfi d'ombra; E, candori di vapori e di tende,
Lance di ghiaccio, bianchi re, brividi di umbelle;
I, porpore, rigurgito di sangue, labbra belle
Che ridono di collera, di ebbrezze penitenti;
U, cicli, vibrazioni sacre dei mari verdi,
10 Quiete di bestie ai campi, e quiete di ampie rughe
Che l'alchimia imprime alle fronti studiose.
O, la suprema Tromba piena di stridi strani,
Silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi:
- O, l'Omega, ed il raggio violetto dei Suoi Occhi!
A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu: voyelles,
Je dirai quelque jour vos naissances latentes:
A, noir corset velu des mouches éclatantes
Qui bombinent autour des puanteurs cruelles,
5 Golfes d'ombre; E, candeurs des vapeurs et des tentes,
Lances des glaciers fiers, rois blancs, frissons d'ombelles;
I, pourpres, sang craché, rire des lèvres belles
Dans la colère ou les ivresses pénitentes;
U, cycles, vibrement divins des mers virides,
Paix des pâtis semés d'animaux, paix des rides
10 Que l'alchimie imprime aux grands fronts studieux;
O, suprême Clairon plein des strideurs étranges,
Silences traversés des Mondes et des Anges:
- O l'Oméga, rayon violet de Ses Yeux!
[traduzione di Giuseppe Cirigliano]
La letteratura critica su questo sonetto è sterminata, ma praticamente non si può dire che a tutt'oggi esista un'interpretazione soddisfacente.
Fra le varie ipotesi formulate finora, va ricordata quella di E. Gaubert che, nel Mercure de France del novembre 1904, rimandava all'abecedario a colori di cui Rimbaud si sarebbe servito da bambino. Gaubert aveva infatti scovato un alfabeto illustrato dell'Ottocento nel quale le concordanze coi cromatismi vocalici del poeta sono notevoli: la lettera A è nera, la E gialla, la I rossa, la U verde, la O azzurra. Se si esclude la E (ma è stato obiettato che il giallo può stingersi fino a sembrare bianco) la correlazione è perfetta. D'altra parte non è facile immaginarsi un Rimbaud che, con la penna sospesa e la mente impegnata a ricordare le vocali colorate della sua infanzia, stende pazientemente il suo celebre sonetto...
La cosa migliore è cedere la parola allo stesso Rimbaud, il quale in Alchimie du verbe (una delle prose fondamentali di Une saison en enfer) scrive: "J'inventai la couleur des voyelles!". La chiave interpretativa più corretta è probabilmente questa. Partendo dalle vocali come spunto e dai colori che gli suggeriscono, Rimbaud si abbandona con grande libertà alle associazioni icastiche. L'amico Verlaine, del resto, disse un giorno che Rimbaud (coerentemente con la sua poetica del deragliamento dei sensi) non aveva alcun motivo logico per assegnare alle varie vocali i vari colori: le vedeva così, punto e basta!
v. 1
Secondo la tecnica delle corrispondenze, già teorizzata ed
efficacemente attuata da Baudelaire, Rimbaud accosta i suoni
(vocalici) ad alcuni colori facendo intervenire sensazioni di
origine diversa (sinestesia). A sua volta, ogni
colore richiama alcune situazioni o oggetti, indicando i rapporti
profondi che legano tutte le cose.
v. 2
"Ascosi nascimenti": misteriose origini.
v. 3 La A, col suo colore nero (ma anche con la sua forma)
suggerisce l'immagine del corpo scuro delle mosche.
v. 4 Le mosche ronzano su sostanze maleodoranti ("crudeli
fetori").
v. 5 I "golfi d'ombra" indicano degli spazi oscuri, che
provocano una sensazione di timore o paura (così come le mosche e
i "crudeli fetori" suscitano ripugnanza). Il critico francese Robert
Faurisson (che del sonetto ha fornito una lettura in chiave erotica)
sostiene che l'espressione può anche evocare un certo "golfo d'ombra"
al centro del corpo femminile.
La E, col suo colore bianco, evoca nella fantasia del poeta immagini
di freschezza e di purezza, che contrastano positivamente con i toni
cupi e inquietanti dei due versi precedenti. La prima immagine è
quella di un accampamento dalle bianche tende.
v. 6 L'accampamento del verso precedente viene associato alle
sporgenze innevate dei monti (acuminate come lance); ma a questo
punto all'immagine alpestre si sovrappone la visione di fiori che
ondeggiano al vento ("brividi di umbelle") ed infine quella sontuosa
dei "bianchi re" (che secondo Gaubert illustravano appunto la lettera
E nell'abecedario usato da Rimbaud fanciullo)
v. 7 La I, rossa, viene associata alle stoffe di porpora (che
hanno un colore simile ad un fiotto di sangue), e a delle belle
labbra...
v. 8 che ridono di collera (forma di ossimoro) oppure a causa
di una penitenza inflitta.
v. 9 Il verde, associato alla vocale U, evoca immagini
rassicuranti, che partendo da una forma circolare ("cicli" = circoli,
cerchi), simbolo di calma perfezione, si allargano al moto divino dei
mari coi loro verdi ("viridi") riflessi, e questi per analogia
richiamano...
v. 10 la quiete di armenti al pascolo. Da quest'immagine,
infine, prende corpo...
v. 11 la figura degli studiosi intenti alla faticosa ricerca
della verità. Ma l'alchimia è una pretesa scienza (non razionale),
mediante la quale nell'antichità si riteneva di poter convertire i
metalli vili in oro, o di creare medicamenti capaci di guarire ogni
malattia. È significativo che Rimbaud non citi una scienza in senso
stretto, ma appunto l'alchimia (che qui può sostituire il senso della
poesia quale Rimbaud la intende).
v. 12 La O, cioè l'"Omega" (ultima lettera dell'alfabeto greco),
è come il compimento dei "cicli" rappresentati dalla U; è perfezione
senza inizio né fine. Per questo, associata al colore blu, richiama
la suprema tromba del giudizio finale ("suprema Tuba") piena di suoni
inauditi ("strani")...
v. 13 e quindi trasporta nei mistici silenzi dell'universo,
dello spazio infinito attraversato da esistenze probabili ma
sconosciute ("Angeli") e sicure ("Mondi").
v. 14 Per capire il senso di questi "Occhi" (non tanto a chi
appartengano) bisogna sottolineare che il sonetto ha una struttura
particolare: abbiamo già notato come le immagini-sensazioni negative
suggerite dalla A-nera vengano riscattate da quelle positive evocate
dalla E-bianca. Nello stesso simmetrico rapporto si collocano la
I-rossa e la U- verde. La O-blu, col suo senso di totale perfezione
(immagine senza inizio né fine) costituisce un superamento di tutti
gli opposti e, dopo aver richiamato il senso dell'eternità e
dell'infinito, si esaurisce nella visione di quegli occhi violetti
(unica variazione, di fronte alla rigidità cromatica delle altre
vocali), che hanno fatto a lungo discutere i critici. Per alcuni
sarebbe impossibile stabilirne l'appartenenza; per altri
costituirebbero un riferimento a Verlaine (ma forse questa è l'ipotesi
più ridicola); per la maggioranza dei critici, infine, essi
alluderebbero agli occhi di una ragazza che Rimbaud amava al tempo
(1871) in cui compose il sonetto.